
Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...
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Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è)
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MILANO - Brutta avventura per i 170 passeggeri del volo Meridiana IG1207 Olbia-Milano, costretti a trascorrere nell'aeroporto sardo un'intera notte prima di poter partire e arrivati a Linate con dodici ore di ritardo. La partenza originariamente era prevista per le 20 di sabato, «ma già alle 18.30 era stato annunciato un ritardo» ha spiegato Marco Brando, uno dei passeggeri.
SALI E SCENDI - Dopo altri rinvii, quando tutti sono stati imbarcati e il velivolo era sulla pista di rullaggio c'è stato un problema al carrello. L'aereo è così tornato indietro e i viaggiatori sono stati fatti scendere e poi imbarcati su un secondo velivolo. Dopo un'altra attesa - racconta ancora Brando - le circa 170 persone sono state di nuovo fatte scendere: «Il comandante ci ha detto che l'equipaggio doveva smontare perché aveva superato le ore di servizio stabilite» e comunque «avremmo dovuto atterrare a Orio al Serio, perché Linate chiude poco dopo la mezzanotte». I passeggeri, fra cui bambini e anziani, sono rimasti in aeroporto, dove «non si è più visto nessuno di Meridiana» e hanno dovuto arrangiarsi a passare la notte nello scalo. «Nella hall c'era un'esposizione di lettini di una ditta sarda, e i bambini sono stati sistemati lì» ha detto Brando.
SOLO ACQUA - Il nuovo volo sul quale erano stati riassegnati, l'IG6207, avrebbe dovuto decollare domenica mattina alle 7.05, ma si è alzato in volo con circa mezz'ora di ritardo. «Abbiamo trascorso tutta la notte senza assistenza; l'unico apporto che ci è stato dato è stata dell'acqua - denunciano i passeggeri -. Nessun rappresentante della compagnia si è fatto vivo e la notizia che saremmo partiti domenica mattina alle 7 ci è stata dato solo alle 3. Il capo scalo al quale ci siamo rivolti per sapere dove potevamo dormire non sapeva che dirci. La gente si è scaldata ed è intervenuta la polizia. Domenica abbiamo dovuto rifare il chek-in con una coda lunghissima e nessuno ci ha fatto sapere se saremo risarciti».
LE SCUSE - Domenica sono arrivate le scuse della compagnia Meridiana, che in una nota ha espresso «le proprie scuse ai passeggeri» precisando che «l'aeromobile in servizio su questo volo ha presentato un problema tecnico ed è stato necessario effettuare una sostituzione con un aereo di riserva, presente sulla base di Olbia». «Il volo - sottolinea Maridiana - era già previsto con un significativo ritardo dovuto alla rotazione dei precedenti voli della giornata, essendo sabato un giorno di picco per i rientri dalle vacanze. Come da prassi si è provveduto a cercare una sistemazione per la notte a Olbia o dintorni ma purtroppo non si è riusciti a trovare camere disponibili in alcun hotel. I passeggeri sono sempre stati assistiti dal personale aeroportuale di Olbia». Meridiana informa di aver offerto un biglietto gratuito a tutti i passeggeri coinvolti, che potranno rivolgersi al numero 0789.52484.
Pubblicato da lucaniart su Agosto 5, 2008

E’ un libro che fa rabbia, ma dona piacere! Fragole e uranio, di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo, racconta la protesta dei cittadini di Scanzano Jonico contro il progetto del governo di creare il sito nazionale delle scorie nucleari in paese. E’ la testimonianza della rivolta popolare lucana contro il tentativo di abusare della terra metapontina da parte di Berlusconi. E’ un memoriale appassionato, scritto da due protagonisti di quei giorni di protesta che, nel novembre del 2003, si allargò a tutta la Basilicata e trovò il sostegno in tutta Italia. La decisione governativa fu un’operazione subdola, emanata nel giorno del lutto per le morti di Nassirya. Si tentò di approfittare del dolore nazionale, per far passare “sotto silenzio” un provvedimento odioso. E tale “coincidenza” è ben raccontata dagli autori. Proprio per questo è un libro che fa rabbia: per le scelte sballatissime del gruppo massone lobbistico, che spadroneggiava nel governo Berlusconi, per il tentativo di irridere leggi e logica, per la sottovalutazione della consapevolezza civica degli abitanti della Basilicata. “Chi aveva scelto la Basilicata per i propri affari non aveva una grande considerazione dei talenti lucani” scrive Stigliani. Ma “Fragole e uranio” è anche una pubblicazione che dona un piacere immenso almeno per due motivi. Primo: le lobbies anche le più sfrontate si possono sconfiggere; secondo: le masse meridionali -e in particolare quella lucana- hanno dimostrato una civiltà che inorgoglisce il Sud. La vittoria della gente di Scanzano è la consacrazione della sacralità del territorio, contro ogni mercimonio economico. La contestazione ad una scelta sbagliata è presente sin dal titolo: fragole contrapposte all’uranio.
E’ l’orgoglio per l’alta qualità dell’agricoltura locale. E’ il riconoscimento a contadini tenaci, che contrastano le speculazioni a tavolino di tecnocrati e affaristi. Sono uomini che passano dalle lotte agrarie alla protesta antinucleare, per rivendicare il proprio diritto ad esistere. Senza tentennamenti. Letti in questo modo, i fatti di Scanzano diventano epopea entusiasmante, che assurgono al valore delle saghe antiche, traboccanti di gesta contro la tirannia.
La doppia testimonianza di Stigliani e Buccolo rievoca quei difficili e trascinanti quindici giorni di lotta. Loro malgrado, i due autori nel novembre del 2003 diventano artefici di una ribellione straordinaria, civile, pacifica. Con intensi flashback, viene descritto il modo spontaneo e non cruento, con cui si è vinto contro i poteri forti. Per raccontare gli eventi della rivolta, hanno due osservatori privilegiati: il Campo Base di Terzo Cavone, dove opera Stigliani, l’avamposto nella capitale, dove agisce Buccolo. E la lotta contro l’arrivo delle scorie nucleari si sviluppa nei ricordi e nelle emozioni forti, di chi non vuol patire un madornale arbitrio ambientale, sociale, storico. Le pagine di “Fragole e uranio”, con prefazione di Beppe Grillo, descrivono molti protagonisti della lotta, per lo più anonimi cittadini, che mai avrebbero pensato di divenire tasselli di un evento divenuto un emblema internazionale di ribellione pacifica. C’è il rigoroso professore di liceo, che urla la sua protesta ai celerini, il barista, che ogni mattina distribuisce caffè e cornetti agli occupanti di Terzo Cavone, la Mamma Ribelle, che per prima occupa i pozzi dove si vorrebbe creare la discarica nucleare, i bambini delle elementari che giocano al Campo Base, il clero che si adopera attivamente nella protesta, i lucani all’estero che manifestano sotto le ambasciate, i giovani universitari che inventano slogan, gli artisti, come Ulderigo Pesce e Sabina Guzzanti, che danno una mano concreta, per non far sentire soli i manifestanti di “Scanziamo le scorie”. Ovviamente, ci sono anche i politici, che fanno più o meno bella figura, muovendosi come comparse –però- sui luoghi della protesta. E c’è il pathos della grande manifestazione del 23 novembre, che mobilita oltre 100.000 persone. “Fragole e uranio” spiega come un popolo mite si trasformi in novello “brigante”, per difendere la propria terra. “Si è lottato per sopravvivere alla minaccia dell’avvelenamento perpetuo, che la stessa terra, costata sudori e fatiche, rischiava di subire” precisa Buccolo. La resistenza di questo popolo si è concretizzata con 10 blocchi stradali permanenti su tutti gli accessi della regione: sull’A3 a Lagonegro, sulla Statale 106, a Matera, a Metaponto a Grassano… ovunque. Come riferisce sempre Buccolo “…una Regione immobilizzata, che chiudeva le porte al mondo esterno, disposta privarsi delle stesse fonti di approviggionamento primario e decisa a resistere ad oltranza. Tutti insieme con un unico obiettivo: scanzare le scorie.”
E questa volta la storia cambia: i “Briganti” vincono! La mobilitazione popolare dei Lucani sconfigge il governo Berlusconi, che è costretto a fare retromarcia e a ritirare il decreto della creazione del sito nazionale delle scorie nucleari a Scanzano. La lotta diviene esempio: a Bombay c’è una vera e propria consacrazione: Scanzano -nel documento costitutivo della Rete Mondiale Antinucleare- viene eletto a modello di “conflitto non violento”. Cosa resta di quei giorni? “Ogni Lucano, in cuor suo, sa di aver compiuto una grandissima impresa. Ogni Lucano ha ora il dovere di farne tesoro. Girovagando, e non solo in Basilicata, si percepisce ancora l’eco di quei giorni, il senso di civiltà derivante da una protesta giusta, oggi convertita in proposta. Si sente nei cuori di chi ha partecipato, tra le persone che si sono unite, nell’intimo sentire delle nostre terre silenziose.”
Così si conclude il libro, con il profumo di una vittoria stupenda.
Raffaele Grimaldi
FRAGOLE E URANIO Scanzano Jonico: storia di una rivolta
di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo
prefazione di Beppe Grillo
Edizioni Palomar Bari, 2008
SCEGLI LIDO ALFANO !