
Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...
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Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è)
:-)
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L'INNO
(per Bossi & C.)
Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
-----------------
PS per i leghisti nostrani: ... che poi se uno legge per bene l'Inno in questione - beh, non è bellissimo, digiamogelo (come affermerebbe Ignazio La Russa), ma ormai ci siamo affezionati - capisce che <schiava di Roma> non dev'essere la sedicente Padania, ma <la Vittoria> (in senso risorgimentale, neh) ... Per non parlare del fatto che nell'Inno si canta anche "Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano": è la località lombarda in cui fu sconfitto Federico Barbarossa, nemico della Lega lombarda di allora e tuttora simbolo stracitato del leghismo del XXI secolo. Tant'è vero che il simbolo della Lega bossiana è il guerriero con la spada sguainata rappresentato dalla statua che dal 1900 svetta proprio nel centro di Legnano: è il Monumento ad Alberto da Giussano, opera dello scultore Enrico Butti. Guarda un po'...
---o---
"La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu schiava per volere divino. La Patria chiama alle armi: la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana"
dal sito del Quirinale: http://www.quirinale.it/simboli/inno/inno.htm#inno
City, 10/7/2008
La tenente “part time”
a Baghdad con la Nato

SONIA MANCINI Quarant’anni
appena compiuti, giornalista a La7,
portavoce nel 1996 del ministro Di
Pietro, ha lasciato la scrivania per
fare la volontaria in Iraq.
Grado e reparto di appartenenza?
Sono tenente della Riserva selezionata dell’Esercito. Da oltre 5 mesi a Baghdad, sono il capo dell’ufficio Affari pubblici nella missione Nato di addestramento delle forze di sicurezza irachene. E sono la
portavoce del generale di divisione Paolo Bosotti, vice comandante della missione.
Cosa vuol dire essere nellaRiserva selezionata?
Che sono...part time.
Part time? Ci sono in contratti a termine anche nelle Forze armate?
Ma no.Nella vita faccio la giornalista aLa7, aRoma. Succede così: si fadomanda per entrare nella Riserva selezionata, si sostengono test psicoattitudinali per accedere al corso di addestramento. Dura due mesi, nella Scuola di Applicazione e Istituti di studi ilitari, a Torino.
Le materie d’insegnamento?
Beh, ad esempio, trappolamenti.
Trappola che?
Trappolamenti: cioè, come individuare eventuali trappole collegate a mine ed esplosivi. Poi logistica, trasmissioni, tiro con fucile e pistola. Quindi tecniche di prevenzione e di difesa da attacchinucleari,
chimici e biologici. E anche Diritto delle relazioni internazionali.
Promossa?
Certo. Sono nel gruppo degli “esperti della Comunicazione”. L’Esercito può decidere di inviarmi in un teatro operativo per una durata complessiva di 24mesi.
Il lavoro da civile che fine fa?
Si conserva, inbase a unanorma del 1932, la legge Marconi. Disciplina l’aspettativa inseguitoalla “chiamata alle armi”.
Bene. Infatti la chiamata è arrivata. Destinazione: Baghdad.
Sì. Lavoro per lo più nella Zona internazionale o Zona Verde, quella blindatissima. Dall’altra parte, nella Zona Rossa, continuano a esplodere le bombe e non solo.Ci dividono i TWalls, barriere di cemento alte tre metri.
Una giornata tipo?
Mi sveglio presto. Metto la pistola Beretta nella fondina, indosso basco nero, divisa mimetica, elmetto e giubbetto antiproiettile. Si lavora tutto il giorno. Dormiamo in container mimetizzati, coperti di sacchi di sabbia: la mia compagna di stanza è un’ufficiale danese. Quando tutto va bene, i momenti di relax con altri militari di vari Paesi, diplomatici, funzionari internazionali e contractors si passano vicino alla piscina della vecchia ambasciata Usa. Noi italiani siamo una settantina.
E quando va male?
Ci sono i bunker, dipinti di giallo fluorescente. Non li perdiamo mai di vista. Se arriva l’allarme - una sirena e “Incoming” ripetuto più volte - si corre lì. Altrimenti, comemi è capitatouna volta all’alba mentre ero nella mia stanza, si ha appena il tempo di buttarsi a terra: arrivarono cinque bombe di mortaio.
Come minimo, una situazione un po’ claustrofobica...
Claustrofobico stare a Baghdad e volare su un elicottero BlackHawk ogni settimana? No, lo assicuro... È bellissimo!
Paura, niente?
Sarebbe banale dire che non si ha paura in certi momenti.Tuttavia forse è più un pensiero che prende prima di arrivare qui. Poi si condivide una situazione che tocca a tutti, a noi e ancor più ai civili. E si prova grande solidarietà.
Però in genere i giornalisti in posti come l’Iraq vanno a fare gli inviati.
Lo so, lo so...
Appunto. Come viene in mente ad una giornalista, tranquilla dietro la sua scrivania a Roma, di andare volontaria in Iraq in divisa da tenente?
Chi ha detto che sono tranquilla?Curiosa, semmai. Da sempre. Mi piaceva l’idea di vedere dall’interno come funziona l’esercito, capire cos’è lo spirito di corpo.
Cosa pensano i genitori? Egli amici?
I miei genitori sanno che sono un po’ matta. In senso buono, s’intende. E anche i miei amici. Sono contenta così. D’altra parte quando avevo 17 anni scrissi all’Accademia navale di Livorno cercando di entrare come allieva ufficiale. Ma le donne allora non erano ammesse. L’ammiraglio che la dirigeva mi scrisse una lettera molto carina, dicendomi che avrei dovuto avere pazienza.
Pazienza premiata...
Già. Ora sta scadendo il mio primo periodo ma spero che mi rinnovino l’incarico.
A proposito di incarichi, cosa fa la portavoce della Nato?
Incontro giornalisti irachenieinternazionali, accompagno il vice comandante della Nato negli incontri con ministri e generali e impartisco lezioni di comunicazione a ufficiali, funzionari e dirigenti iracheni.
Che dicono gli iracheni quando si trovano di fronte un’ufficiale donna, alta, bionda e con gli occhi azzurri?
Un po’ di imbarazzo c’è. Sono tutti maschi e non sono abituati alle donne al comando. Una volta durante un corso ho chiesto: “Qualche domanda?”. E un tipo ha esordito così: “Lei è sposata?”.
La replica?
Ho risposto con un sorriso: “Non fa parte delle materie d’insegnamento”.
Marco Brando
IL NUOVO LIBRO USCITO NELLA COLLANA CHE DIRIGO

FRAGOLE E URANIO
Scanzano Jonico: storia di una rivolta
di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo
prefazione di Beppe Grillo
Nei giorni in cui la questione nucleare torna prepotentemente d'attualità, un'occasione di imparare dal passato: un diario dei giorni di protesta del 2003 contro l'installazione di una discarica di scorie nucleari a Scanzano Jonico raccontato da due dei protagonisti della vicenda.
Questa testimonianza vuole essere anche un'occasione per interrogarsi su quel fenomeno che negli ultimi anni, da nord a sud, ha visto l'Italia animarsi di proteste di privati cittadini contro i treni ad alta velocità in Val di Susa, le discariche in Campania, gli inceneritori.
LINK: http://www.edizioni-palomar.it/schedaprodotti.asp?IDProdotto=444