
Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...
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Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è)
:-)
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TRASLOCHI IN CORSO

Ciao.
Per qualche tempo trascurerò un po' il blog
perché mi sono trasferito da Bari a Milano.
Dal 16 aprile sono il vicecaporedattore di City,
il quotidiano free press del gruppo Rcs.
Appena sarò riuscito a mettermi al passo
con nuove questioni professionali e personali
riprenderò - probabilmente in forma diversa - a scrivere qui.
A presto.
Marco
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12 aprile 1961 Il primo uomo nello spazio Il 12 aprile 1961 il maggiore sovietico Yuri Gagarin, a bordo dell'astronave "Vostok", è il primo essere umano a viaggiare nello spazio. Il ventisettenne pilota e tecnico industriale è anche il primo uomo a compiere un'orbita intorno al pianeta, impresa che la sua capsula spaziale realizza in 89 minuti. La "Vostok 1" effettua un'orbita attorno alla Terra raggiungendo una quota massima di 187 miglia, completamente guidata da un sistema di controllo automatico. L'unica dichiarazione attribuita a Gagarin nel corso di questa ora e 48 minuti nello spazio recita: "Il volo procede normalmente; io sto bene". Dopo l'annuncio della sua storica impresa, Gagarin divenne una celebrità mondiale e fu insignito dell'ordine di Lenin. Morì a bordo di un jet nel corso di un normale volo di collaudo. |
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Link: http://www.bibmondo.it/att/indexatt.html
| sezione: 1CULTURA - data: 2007-04-07 num: - pag: 18 |
IL LIBROGiornalisti, lasciate perdere il fazzoletto.L'invito di Botta![]() |
| di Marco Brando |
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Il titolo, al primo impatto, è enigmatico: « Dov'è il fazzoletto? » . Il sottotitolo lo è poco meno: « Pratiche irrituali di comunicazione » . Di certo titolo e sottotitolo suscitano già curiosità. Circostanza di per sé assai promettente. Il fatto che l'autore mostri di non voler seguire il rito ( o l'abitudine o la consuetudine) nel comunicarci il suo messaggio ci porta al cuore della questione. Quella che sta al centro di questo piccolo ma tosto libro: Dov'è il fazzoletto. Pratiche irrituali di comunicazione ( Cacucci editore, Bari 2007, pp. 120, euro 10). E tale circostanza ci « racconta » qualcosa su Franco Botta, professore di Politica economica all'università di Bari, collaboratore di periodici e giornali ( a suo tempo Gazzetta del Mezzogiorno ,Unità ,Repubblica ), nonché editorialista del Corriere del Mezzogiorno dal suo esordio pugliese . |
| Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-04-06 num: - pag: 19 |
«Fare sistema» : così il politicheseha contagiato pure l'impresa |
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Ps: frasario pronto per politici inconcludenti |
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Negli ultimi tempi è diventata di moda questa affermazione: in Puglia « occorre fare sistema » . Affermazione che trova abbondanti citazioni anche nei tanti editoriali pubblicati da giornali e riviste specializzate. Tutti gli analisti sono d'accordo sul « fare sistema » . Ma come e con chi, visto che nessuno ce lo dice? È evidente che con questa affermazione , quasi uno slogan, si vuole intendere che non si può ancora pensare di andare avanti con l'eccessiva polverizzazione delle varie iniziative presenti sul mercato, motivo per il quale non sempre vengono centrati quei traguardi di organicità e omogeneità in grado di dare ritmi diversi alla crescita economica. Per invertire questo trend cosa fare? Noi pensiamo che di certo non si possono annullare le identità delle singole iniziative, delle singole attività, perché sarebbe un autentico suicidio. Si tratta di quell'identità che ha fatto grandi alcune zone del Nord, il Veneto in particolare. Il problema di fondo è un altro. Molte delle nostre aziende si presentano con una base patrimoniale modesta, debole, per cui sono in tanti casi « banche dipendenti » . Bisogna pensare alla loro ricapitalizzazione, « sdoganando » in tanti casi quelle disponibilità che giacciono nelle oasi finanziarie, quasi in posizioni parassitarie. Antonio Di Muro Lucera |
IL PUNTO |
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di Marco Brando Gentile signor Di Muro, lei mi sta offrendo l'occasione per ( s) parlare un po' del « politichese » ( secondo il vocabolario Garzanti è « il linguaggio dei politici, caratterizzato da perifrasi, tecnicismi e complicazioni che lo rendono stereotipato e incomprensibile ai più » ) . Lo faccio per par condicio ( ops, riecco il politichese...), dato che proprio ieri era toccato a « burocratese » ( Garzanti: « Il linguaggio delle comunicazioni burocratiche, caratterizzato da stereotipi e periodi lunghi e complessi, soprattutto se usato in contesti che non lo richiederebbero » ) e burocrazia. Per la cronaca ( ops, mi è scappato il luogo comune) del « giornalese » ( neologismo che non esiste ancora ma rende l'idea) ho già sparlato varie volte. Dunque: « Fare sistema » imperversa nei discorsi dei politici, pugliesi e italici; ed è un'espressione così brutta che, per dir la verità, persino noi giornalisti fatichiamo ad emulare, il che è tutto dire... Significa tutto e niente, soprattut to perché teorizza un risultato pratico senza spiegare come possa concretizzarsi nella vita reale. In Puglia va forte pure « destagionalizzazione » , riferita alla necessità di accalappiare turisti anche prima e dopo i canonici 30 giorni di agosto. Oggi sono assai di moda pure espressioni come « accantonamento » , « ap proccio programmatico » , « deregulation » , « diminutio » , « n avigare a vista » , « paese reale » , « pausa di riflessione » , « rappresentanza » , « società civile » , « vet i incrociati » ; sono solo alcuni esempi di « politichese » ma fanno venir nostalgia persino dei « nel momento ( nella misura) in cui » e delle « convergenze parallele » di qualche decennio fa. Poi ci sono ragionamenti più complessi come quello recentissimo del premier Prodi: « Dopo la crisi il governo è più coeso » . È un po' come quando si dice che, dopo un tradimento, una relazione è più forte. Quanti ci credono davvero? In ogni caso il linguaggio dei politici spesso è così pervaso da frasi fatte e tecnicismi per iniziati da risultare incomprensibile pure quando certe argomentazioni sono proposte in buona fede; figurarsi quando qualcuno vi fa ricorso proprio allo scopo di parlare senza dire, in realtà, nulla. La morale che la gente può ricavarne? Oltre ai mitici « fatti concreti » bisogna pretendere dai politici un linguaggio comprensibile.Per il resto, a proposito della « banco dipendenza » di molte aziende pugliesi e meridionali, sottoscrivo: ha ragione. |
| sezione: OPINIONI - data: 2007-04-05 num: - pag: 18 categoria: BREVI |
Come la burocrazia riproduce se stessausando i mezzi che dovrebbero snellirla |
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All'Inps di Lecce, nella sala d'attesa, c'è il seguente cartello: « Tutti gli sportelli per il pubblico sono dotati di dispositivo elimina code » . Il relativo meccanismo non è spiegato oltre: forse si vuol dire che la numerazione sui display va man mano a scattare in sequenza, secondo le persone in attesa. L'altro giorno, ad ogni modo, per ottenere un estratto conto contributivo ho dovuto aspettare 30 minuti. Non è un'infinità; ma va anche considerato per i riflessi complessivi sui numerosi astanti. Vorrei per altro osservare che, durante i primi anni dell'informatizzazione delle posizioni contributive, nell'atrio di tutte le sedi Inps ( anche a Lecce) c'erano una o più apparecchiature cui le persone interessate accedevano direttamente: con la semplice digitazione del codice fiscale, acquisivano la stampa dell'estratto. Da tempo, però, dette apparecchiature non ci sono più. Sono state rimosse; alla mia richiesta del perché, la risposta di un impiegato è stata: « Erano spesso guaste » . Peccato, era un'iniziativa utile e benefica sia per l'istituto che per i cittadini. Perciò, a mio avviso, sarebbe opportuno che il direttore della locale sede Inps rivedesse la faccenda e si adoperasse con impegno per il ripristino di questo dispositivo « fai da te » . Rocco Boccadamo Lecce
Gentile signor Boccadamo, la sua lettera da un lato fa sorridere, dall'altra fa preoccupare. Fa sorridere perché ci descrive la situazione tragicomica testimoniata da un cartello scritto, come dire..., in burocratese post moderno. Nel senso che contiene tutti i segni caratteristici dell'approccio burocratico; eppure è stato concepito per suggerire un passo avanti verso l'auspicato snellimento di quelle pratiche che invece sono, appunto, la linfa vitale dei tempi burocratici e dei suoi sacerdoti. Insomma, quel cartello è portatore di una carica umoristica. Una carica degna di certe novelle di Cechov ( con i suoi protagonisti presi al laccio della vita quotidiana), rivedute e corrette alla luce delle conquiste della tecnologia e delle ( presunte) ricadute positive sulla qualità della vita della gente. La sua lettera tuttavia è pure un po' preoccupante, e ansiogena, proprio perché per gli stessi motivi ci prospetta una futuro in cui la tecnologia, invece di favorire la qualità della vita, diventa il paravento per lasciare gattopardianamente tutto così come sta. E con questo ragionamento mica voglio buttare la croce addosso all'Inps o o ai suoi dirigenti ( potrei elencare alcuni fenomeni analoghi vissuti a Milano e/ o in altri campi). È proprio una questione di cultura e ( oserei scri vere) d'istinto: certe « cose » fanno fatica ad affermarsi, per lo meno nel nostro Paese; tanto da rischiare di vanificare pure parte dei miglioramenti che ci aspettiamo con le liberalizzazioni ( quelle serie, mica quelle di facciata). E pensare che il termine « burocrazia » , in epoca moderna e premoderna, indicava un progresso, in nome della legge, rispetto alle forme organizzative basate su arbitrio ed esercizio dispotico di un potere personale. Oggi il termine si usa soprattutto in forma negativa, a causa di certe controindicazioni più o meno inattese: rigidità, lentezza, inefficienza, inefficacia, lessico difficile o incomprensibile, tendenza a regolamentare ogni minimo aspetto della vita quotidiana e via di questo passo. Certo, non è solo un fenomeno pugliese o italiano: lo studioso britannico Northcote Parkinson, autore dell'omonima legge empirica, osservò che, anche nel momento di massimo declino del sistema coloniale britannico, i burocrati degli uffici coloniali continuavano costantemente ad aumentare di numero, riproducendo se stessi a prescindere dai compiti, calanti, cui erano chiamati . Il « comico » cartello leccese sembra confermare l'opinione di Parkinson, cui però forse sfuggì un'opzione: quella del burocrate « fai da te » . |

Qua sotto potrete leggere la rivisitazione del brano vincitore dell'ultimo festival di Sanremo: "Ti regalerò una rosa" di Simone Cristicchi. L'hanno scritta i redattori di Radio Rete 180, "la voce di chi sente le voci" ( www.rete180.it ). E' l'unica emittente il cui nome non si riferisce alla frequenza, bensì alla legge n.180 del 1978, la "Legge Basaglia": quella che permise la chiusura dei manicomi, dando la possibilità ai cosiddetti matti di poter essere curati, col dialogo e l'integrazione. Perchè, anche se in alcuni casi è difficile guarire completamente dai disturbi mentali, "liberare i pensieri" può servire a convivere anche con la malattia. E cosa, meglio della radio, può permettere di realizzare il miracolo?
A Radio 180 lavorano pazienti, infermieri, psicologi, medici e tecnici, sfornando tutti i giorni notizie , musica, poesie, ricette di cucina, editoriali e con una grande sogno: diventare una radio di quartiere, una porta aperta a tutti quelli che le voci le sentono veramente, un mezzo per uscire dalla solitudine e dall'emarginazione.

Mi chiamo Maria Rosa
sono in psichiatria e non so che farmene della tua rosa
Preferirei essere io in un giardino
accanto a te che mi stai vicino e mi aiuti a risolvere ogni mio casino
ti chiedo col mio messaggio di portarmi al mare
perchè ho tanta voglia di farmi amare
nonostante tutto io provo ancora un sentimento
Voglio vivere con te in un bell'appartamento
E già che ci sono a farti delle richieste vieni con una Porsche e ti farò tante feste
E a Portofino con la luna piena spezzeremo degli psicofarmaci la catena
E se proprio vuoi farmi contenta
portami un bel piatto di stracotto
con la polenta
E se insisti a volermi portare una rosa
allora sei tu da curare...non Maria Rosa
Non hai capito che non è una rosa che mi devi regalare
piuttosto vieni qui e portami a ballare
tu mi credi matta
ma stammi bene ad ascoltare
io voglio andare a casa perchè è lì che sto
meno male
Dipingo studio e un po lavoro
sono una voce come tante in mezzo al coro
Mi dicono che sono maniacale ma dentro le mie stanze
sogno le stesse cose che sognano in tante
viaggiare ed incontrare gente di ogni posto
trovare un fidanzato proprio bello tosto
Parole in rima e rose profumate
non son le cose da me desiderate
Trattami da donna anche se sono tanto speciale
Le rose sono belle ma tu prova a capire
smetti di parlare ed impegnati ad agire
I matti han bisogno di cose molto normali
e tu cosa mi vuoi dare?
Mi chiamo Maria Rosa e tu mi hai stremata
sono stanca di poesia ho voglia di sperare
che il mio fidanzato mi voglia regalare non questa benedetta rosa ma un futuro migliore
se insisti a non capire ti aspetterò sul tetto
e insieme faremo un bel gioco d'effetto
tu che sei un poeta potrai spiccare il volo
io che sono matta ti lascerò da solo
E questo è l'editoriale proposto
da Radio180 sul <caso Cristicchi>:
L'editoriale di Giovanni Rossi
Simone Cristicchi è nato nel 1977. Era l’anno in cui esplodeva la creatività delle radio libere.
Caro Simone, oggi abbiamo bisogno di far sapere che la malattia mentale si può curare, che si può guarire e che perciò non ha senso tenerla nascosta : nella propria mente, nel diario, nella famiglia, in casa.
La cura è Antonio che, da quella sedia, scrive a Margherita; la cura siamo noi che apriamo la sedia, ci sediamo ed ascoltiamo. Vorrei, caro Simone, che tu ti facessi ambasciatore dell’ottimismo con cui oggi possiamo guardare alla malattia mentale ed alla sua cura. Perché a volte una sedia fa la differenza. E con te possiamo dire: abbiamo vinto.
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Figli di serie «A», «B», «C»
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Ottantamila bambini all’anno, il 15% dei nuovi nati in Italia. Tanti sono, il doppio rispetto a dieci anni fa, i piccoli italiani nati fuori dal matrimonio, così come sono in aumento rapidissimo, indipendentemente dallo stato civile dei genitori, i bambini che vivono soltanto con la madre o, più raramente, soltanto col padre. Il disegno di legge delega sulla filiazione che il ministro Rosy Bindi ha proposto e che il governo ha approvato il 16 marzo scorso appare, alla luce di queste cifre, ancora più rilevante. Ora la parola spetta al Parlamento, ma anche alcuni gruppi di opposizione hanno già annunciato il proprio voto favorevole. Sul piano etico e culturale, il progetto è importante perché stabilisce – per usare le parole dello stesso ministro – che «tutti i figli saranno uguali di fronte alla legge». Ma anche e forse soprattutto il disegno è fondamentale sul piano sociale, perché mette al centro persone, i bambini appunto, che non hanno potuto ancora compiere alcun tipo di scelta e che troppo a lungo nella storia italiana si sono ritrovati al momento della nascita iscritti alla «serie A» piuttosto che alla «serie B» sulla base di scelte compiute da altri. |
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da http://www.riforma.it/ , IL SETTIMANALE DELLE CHIESE EVANGELICHE BATTISTE, METODISTE E VALDESI