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Professione Reporter

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Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...

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Utente: vinavil
Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è) :-)

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venerdì, marzo 30, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-03-30

« Puglia in-difesa » ? Per un trattino

la regione può non perdere la faccia

Purtroppo non ho potuto partecipare al convegno svoltosi l'altro giorno a Barletta sulla « Puglia indifesa » . Condivido quello che ho letto sul « Corriere del Mezzogiorno » : « C'è una Puglia da salvare. E bisogna far presto. Ci sono emergenze per le quali il tempo sta scadendo » . Al centro c'erano tre casi eclatanti: il mosaico pavimentale di Otranto, l'abbazia benedettina di Kàlena a Peschici e il fiume Ofanto. Mi ha sollecitato molto soprattutto la preoccupazione per il destino del mosaico di Pantaleone nella Cattedrale di Otranto: non tanto perché è il più famoso tra quelli cui stato dedicato simbolicamente il dibattito, quanto perché mi ha colpito fin da bambino, quando, negli anni Sessanta, tenendo per mano mio padre, mi capitò di vederlo per la prima volta. E mio papà mi raccontò quanto era antico, quanto era legato ad un evento tragico e anche quanto evocava, con i suoi disegni, tante storie fantastiche, che io allora pensavo potessero esserci solo nella favole. Non ho mai cancellato quei ricordi. Se si riuscisse a salvarlo i nostri figli e i nostri nipoti potrebbero in futuro provare la stessa sconvolgente meraviglia che provai io quando avevo 8 anni. E sarebbe per loro un regalo bellissimo.


Angelo Bruno

Bari

IL PUNTO

di Marco Brando

Gentile signor Bruno,

io ho assai apprezzato quel convegno. Prima di tutto per il titolo, che non era semplicemente «Puglia indifesa». La seconda parola era «in-difesa», col trattino. È importante? Certo. Come i punti. Pensi, a proposito di favole, al proverbio « Per un punto Martin perse la cappa » . La storia è questa: fra Martino aspirava a diventare priore e a meritarsi la relativa cappa. Un giorno fu incaricato di scrivere sul frontone del suo convento questa epigrafe: « Porta patens esto. Nulli claudator honesto » . Significa: « La porta sia aperta. Non sia chiusa ad alcun uomo onesto » . Martino sbagliò e mise il punto dopo la parola « nulli » . Scrisse: « Porta patens esto nulli. Claudator honesto » . Traduzione: « La porta non sia aperta a nessuno. Sia chiusa all'uomo onesto » . Per quel punto fuori posto Martino non fece carriera. Il rischio è che oggi molti importanti beni ambientali, artistici e culturali pugliesi malgrado i tanti proclami perché siano aperti a sempre maggiori flussi di turisti forestieri e pugliesi restino chiusi o inagibili oppure rischino il degrado. Il « punto » sbagliato? Spesso in Puglia ( e non solo, ovvio), non si riescono ad attivare concreti progetti di tutela e di promozione. Il messaggio reale che arriva agli aspiranti vi sitatori è quello che, involontariamente, fra Martino scrisse sul portone del convento. Passando dai proverbi alla realtà, l'antichissima abbazia di Kàlena è chiusa da tempo immemorabile, il fiume Ofanto è ridotto ad un rigagnolo maleodorante, il mosaico di Otranto si sta consumando, dato che la gente vi scalpita sopra da secoli. Sono alcuni esempi scelti dagli organizzatori del convegno ( il Centro studi normanno svevi diretto dal professor Raffaele Licinio, il Comune di Barletta e lo storico medievista Franco Cardini), ma se ne potrebbero citare molti altri. Così tornando al punto, anzi al trattino, « Puglia  in-difesa » può significare sia che è senza difesa ma pure che è in posizione di difesa. In un convegno come quello dell'altro giorno, in cui alcuni professori universitari hanno scelto di « fare politica » nel senso migliore del termine, lascia ben sperare sulla seconda interpretazione. Di certo difendere il nostro patrimonio culturale è legittimo. Alzare un po' la voce, di fronte all'overdose di notizie su vallettopoli e dintorni pure. Tanto è vero che a Barletta alla fine si sono alzati due assessori di Otranto pronti a darsi da fare per salvare, come ha suggerito Cardini, quel favoloso mosaico che vorremmo lasciare ai nostri figli, nipoti e pronipoti.

Postato da: vinavil a 12:23 | link | commenti |
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giovedì, marzo 29, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-03-29 num: - pag: 16

Ai ragazzi di Ruvo diretti in Slovacchia

ricordate pure la speranza di Jan Palach

Vorrei segnalare l'esperienza che stiamo svolgendo nella nostra scuola: 15 studenti del III anno degli indirizzi Igea, Mercurio e Iter presso l'Itc « Tannoia » , sede di Ruvo di Puglia, si preparano a partire per la Slovacchia il 16 aprile . Accompagnati da due docenti, realizzeranno la seconda fase dello scambio linguistico e culturale con la scuola « Obchodnà Akademia sv. Tomàsà Akvinskenho » di Zilina, cittadina a 200 km dalla capitale Bratislava, nell'ambito del progetto linguistico Comenius 1. Il gruppo rientrerà in sede il 29 aprile. L'Itc « Tannoia » , rappresentato dal dirigente scolastico prof. Diego Aldo Colonna, ha presentato il progetto « Europa: terra d'incontri » all'Agenzia Nazionale Socrates Firenze. Si mira a sviluppare una consapevole percezione del mondo e, in particolare, dell'Europa nella sua complessità e varietà, ad armonizzare culture e persone e a promuoverne l'integrazione; soprattutto si punta a stimolare l'apprendimento dell'inglese, lingua veicolare per lo scambio, potenziando la capacità linguistica e comunicativa dei partecipanti. Inoltre l'iniziativa costituisce una preziosa occasione per approfondire la cultura di un Paese europeo ancora poco conosciuto, come la Slovacchia.

Giacoma Stasi

Docente referente del progetto Ruvo di Puglia


IL PUNTO
di Marco Brando

Gentile professoressa Stasi, lei aggiunge: « La prima fase dello scambio si è appena conclusa con la visita a Ruvo degli alunni della scuola partner, accompagnati dai docenti Milos Bozek, Alena Hancinova e Dominika Holovicova. I 15 alunni slovacchi sono stati ospitati dal 4 al 15 marzo presso le famiglie degli studenti dell'Itc. Il gruppo straniero ha partecipato ad alcune lezioni e ha assistito a lezioni di storia e geografia locale in lingua inglese. Ci sono state anche alcune visite aziendali, per conoscere le realtà produttive del territorio, e culturali, per apprezzare il patrimonio storico artistico e ambientale della Puglia. L'esperienza si è rivelata per le famiglie ospitanti e per gli alunni coinvolti altamente motivante e positiva. Un'occasione di comunicazione e confronto tra cul ture di paesi diversi. Ciò ha generato grande rispetto nei confronti degli ospiti e ha arricchito quanti sono coinvolti nel progetto » . Cara professoressa, ospito volentieri questa sua nota per due ragioni: primo, perché i giornali hanno il dovere di raccontare anche ciò che va bene nella società e quindi anche nella scuola, di cui ultimamente si scrive solo a proposito di bullismo, come se fosse la regola e il resto l'eccezione; secondo, perché permettere ai giovani ( e agli adulti) di conoscere direttamente la realtà di altri Paesi, a cominciare da quelli appena entrati nell'Ue, è un'esperienza insostituibile. Ciò che può apparire lontano ed estraneo diventa con la conoscenza personale familiare e vicino. Insom ma, si determina una ricaduta fondamentale: si capisce che ogni « diversità » non è una minaccia ma un'occasione di arricchimento. Infine, mi viene in mente un ricordo: quando avevo 14 anni e andai per la prima volta all'estero, in Gran Bretagna, occorreva ancora il passaporto. Oggi le frontiere sono cadute; persino quelle con la Slovacchia, che nei miei ricordi di ragazzino associo alla Cecoslovacchia, alla dittatura comunista negli impenetrabili ( allora) Paesi dell'Est. Soprattutto torna spesso nei miei ricordi di adulto una ragazzo cecoslovacco: Jan Palach, ventenne, che il 16 gennaio 1969 si dette fuoco a Praga, in piazza San Venceslao, per protestare contro la repressione sovietica della « Primavera » . Morì tre giorni dopo. A me sembra ieri. Ai suoi studenti sembrerà un'eternità. Però è anche grazie a quella « speranza lanciata nel cielo di Praga » , come ha cantato Francesco Guccini, se oggi possono abbracciare gli amici slovacchi. Ricordateglielo. Ne vale davvero la pena.

Postato da: vinavil a 12:51 | link | commenti (1) |
personaggi, comunismo, scuola, storia, © , lettere al corriere

venerdì, marzo 23, 2007

<SUD EST> A MILANO

Domenica 25 marzo

a Milano

presentazione del libro

"Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia"

di Marco Brando

presso lo spazio eventi

dell'Associazione Regionale Pugliesi - Via Pietro Calvi,29

Milano con inizio alle ore 16,30.

Intervengono:

Riccardo De Corato - Vice Sindaco di Milano -

Dino Abbascià presidente A.R.Pugliesi -

Agostino Picicco responsabile culturale A.R.Pugliesi -

Gianbattista Quaranta avvocato

Discuterà con l'autore : Marina Cosi di Rainews24

Seguirà degustazione prodotti tipici pugliesi

Invito estendibile

Associazione Regionale Pugliesi

Coordinamento eventi e manifestazioni

info 347.4024651

Postato da: vinavil a 11:32 | link | commenti (6) |
libri, mezzogiorno

mercoledì, marzo 21, 2007

GALLINE TALEBANE

Beh, ho letto questa osservazione a proposito delle liberazione

di Mastrogiacomo ("Andrea's version" sul Foglio di ieri):

 "... a parte i cinque tagliagole di nuovo in giro, che va bene l’uovo oggi, ma c’è sempre quel dilemma sulla gallina che incombe ..."

 ... Farebbe pure ridere, lo  ammetto, se non facesse quasi piangere ...

Le galline (e i galli) talebani incombono eccome

Postato da: vinavil a 12:04 | link | commenti (2) |
personaggi, terrorismo, giornalismo, guerre, belle pensate

ANNIVERSARI

Strage a Sharpeville

21 marzo 1960


Strage a Sharpeville


Nella township nera di Sharpeville, presso Johannesburg, in Sudafrica, poliziotti Afrikaner sparano a raffica su un gruppo di dimostranti africani disarmati, uccidendo 69 persone e ferendone 180. I manifestanti protestavano contro le restrizioni imposte dal governo sudafricano alla libertà di movimento della popolazione non appartenente alla razza bianca. La strage di Sharpeville sollevò un'ondata di proteste a Città del Capo, e prima che l'ordine fosse ripristinato ci furono più di 10.000 arresti. In seguito a questo episodio il leader anti-apartheid Nelson Mandela decise di rinunciare alla nonviolenza e di organizzare gruppi paramilitari per combattere l'istituzionalizzazione sudafricana della discriminazione razziale. Nel 1964, dopo alcune azioni militari di scarsa importanza, Mandela fu accusato di tradimento e condannato all'ergastolo. Rilasciato dopo 27 anni, nel 1994 è stato il primo nero ad essere eletto presidente del Sudafrica.

Postato da: vinavil a 11:39 | link | commenti |
anniversari, storia, razzismo

martedì, marzo 20, 2007

I SOGNI DI DANIELE

 

Qual è il passaggio che mi ha colpito di più nel racconto

che Daniele Mastrogiacomo ha firmato su Repubblica di oggi,

a proposito del suo sequestro?

Questo, in cui racconta delle sue notti durante la prigionia:

"Sogno, sogno in continuazione, io che non li ricordo mai.

Sogno mia madre che mi dice di tornare.

Sogno mio padre, morto l'estate scorsa, che mi dice che mi sta aiutando.

Lui, che è stato un marinaio, provoca tempeste di sabbia, di pioggia, fa bucare per tre volte di seguito le gomme della jeep del gruppo selvaggio.

Sogno i miei familiari che sulla sponda opposta di un fiume mi allungano braccia e mani.

Sogno i miei figli, mia moglie, i miei fratelli e sorelle..."

Magari c'è chi è stato colpito da altri brani.

 Io però penso che avrei sognato qualcosa di simile, nella stessa situazione ...

Beh, Daniele, ben tornato.

Ora  abbi cura di te, dei tuoi cari ... e dei tuoi sogni

Postato da: vinavil a 12:53 | link | commenti |
personaggi, sogni, giornalismo, guerre

lunedì, marzo 19, 2007

Postato da: vinavil a 20:03 | link | commenti |
giornalismo, guerre

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-03-08 num: - pag: 18

Tra crisi politiche e risse parlamentari

è ora di abolire la parola «onorevole» ?

 

Di fonte al triste spettacolo che ha dato il Parlamento in occasione della recente crisi di governo, con cori da stadio ( il che è tutto dire, visti i tempi...), lanci di carte, senatori a vita ultraottantenni costretti a presidiare gli scranni, viene un po' di rabbia osservando con quanta insistenza i parlamentari continuano a chiamarsi, farsi chiamare e firmarsi « onorevoli » . Vorrei sbagliarmi, però temo che il ricorso continuo, in tutte le circostanze, a questo titolo sia una fissazione solo italiana, cara a un Paese che mette la sigla « dott. » davanti a ogni nome e cognome, indipendentemente ( spesso e volentieri) dal possesso effettivo del titolo di laurea. Non mi pare che altrove in Europa si utilizzi il titolo di « onorevole » per i propri parlamentari. Se passasse di moda e fosse abolito ci guadagnerebbero i nostri costumi. Chissà se a qualche parlamentare è mai venuto in mente di chiederne l'abolizione. Sarebbe un gesto di umiltà verso i cittadini, stanchi di politici ( di destra e di sinistra) spesso lontani dai problemi quotidiani della gente. Potrebbe essere un'iniziativa, una volta tanto, trasversale. Sono convinto che molti pugliesi, e in generale molti italiani, approverebbero.

Antonio Russo

Foggia


 

IL PUNTO
di Marco Brando

Caro signor Russo,

Nando dalla Chiesa, quando era un senatore dell'Ulivo, disse di aver sempre rinunciato al titolo di onorevole: « Non è una qualifica istituzionale e mi ha sempre fatto vergognare per il senso di deferenza che si porta appresso » . Ben venga l'uniformità con il resto d'Europa, dove questo titolo non esiste fuori dall'aula parlamentare, come hanno chiesto quattro anni fa alcuni deputati guidati da Antonio Serena di An e da Giuliano Pisapia di Rifondazione comunista. Tuttavia l'iniziativa non ha avuto seguito, un po' a causa della pigrizia un po' a causa del narcisismo.
Pensi che a Napoli l'architetto Gerardo Mazziotti da oltre un decennio sta facendo una campagna contro l'uso improprio del titolo. Ultimo episodio, la sua lettera pubblicata su Corriere Magazine, in cui invita a non chiamare più « onorevoli » i deputati, nemmeno a scopo d'ironia: perché poi quelli, « data la loro sesquipedale vanità » , credono di essere davvero tali. « E invece, come dovremmo chiamarli?» , gli ha chiesto nel febbraio scorso Antonio Fiore sul Corriere del Mezzogiorno campano. « Semplicemente signori, come avviene in ogni altro Paese d'Europa e al Parlamento europeo. I nostri, invece, sono " signori" solo all'estero. Quando ripassano le Alpi, ridiventano subito onorevoli » . E Mazziotti ha pure ricordato che il titolo in realtà non esiste: « È già stato abolito il 4 marzo 1939 e sostituito con quello di consigliere nazionale. All'avvento della democrazia nessu no si è preoccupato di abolire quella legge. Dunque, niente onorevole. Ignaro di tutto ciò, un gruppo di deputati presentò una proposta di legge per abolire il titolo, ma io scrissi a uno dei firmatari per segnalargli l'assurdità di una legge che avrebbe dovuto abrogare una legge già abrogata 50 anni prima » .
Di certo, ai nostri parlamentari farebbe bene un bagno di umiltà per farli avvicinare alla realtà concreta della vita quotidiana, quella che tocca davvero lei e centinaia di migliaia di altre persone. Qualcuno ci prova e ci riesce perché mantiene un rapporto costante con il territorio; altri se ne dimenticano dopo l'elezione; altri ancora sentono semplicemente il richiamo del privilegio e aumentano la distanza con coloro che dovrebbero difendere e tutelare. Comunque, in un clima di strisciante diffidenza per la rappresentazione della politica, colpire un'attribuzione barocca, spagnoleggiante e assai retorica non dovrebbe apparire quasi utopico. Vedremo. Per ora così va il mondo. Anzi, l'Italia, Puglia inclusa.

 

Postato da: vinavil a 12:15 | link | commenti |
politica, costume, morale, © , lettere al corriere

sabato, marzo 17, 2007

FELICITA' 

 

" Sii felice in questa vita

perché poi resterai morto

per un bel pezzo "

(proverbio scozzese)

Invece ...

Certo, come scriveva il caro Eugenio (Montale)

in una delle poesie di Satura,

“Si arraffa un qualche niente

e si ripete

che il tangibile è quanto basta.

Basterebbe un tangente

 se non fosse

ch’è lì, a due passi guasto”

 

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divagazioni, economia, culture, consumi, costume, proverbi, tempi moderni, società, belle pensate

venerdì, marzo 16, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-03-16 num: - pag: 19

IL PUNTO

di Marco Brando

 

 

Tutela dell'ambiente, non conviene

 farci stupire « con gli effetti speciali »


La cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno dell'Ue, in un'intervista sull'inquinamento ha detto: « Basta con le discussioni simboliche » . E ha fatto un esempio: « L'otto per cento delle bollette dell'elettricità private è causato dai consumi per l'illuminazione. Se in Germania sostituissimo tutte le lampadine tradizionali con lampadine a risparmio energetico, risparmieremo emissioni di CO2 per 6,5 milioni di tonnellate l'anno. Al confronto, riparazioni e ammodernamenti degli impianti di riscaldamento nei vecchi edifici portano a un risparmio di 1 milione di tonnellate di CO2. Dobbiamo sviluppare nella gente la sensazione di quanto sarebbe efficace una simile misura » . Immagino che la cancelliera abbia detto queste cose dopo aver sentito i suoi scienziati. Oltre tutto la Germania usa l'energia solare, malgrado il clima sfavorevole, in misura assai maggiore di quanto faccia l'Italia, baciata dal sole. Per non parlare della Puglia.... Ma quando sentiremo i politici pugliesi parlare con altrettanta franchezza? Invece sentiamo sempre proclami generici, tanto per tener buoni, a fini elettorali, coloro che bloccano qualsiasi tentativo di produrre energia pulita: si vedano le vicende dei rigassificatori e dell'eolico.


Nicola Lorusso

Bari


Gentile signor Lorusso, 

è vero che i politici ( pugliesi e non solo) a volte sembrano in balìa di veri o sedicenti ecologisti che, a seconda delle zone, rifiutano spesso per campanilismo anche le più ragionevoli proposte di produzione pulita ( o meno « sporca » ) di energia. Il peresidente Vendola e l'assessore regionale all'ambiente Losappio, in verità, hanno sostenuto più volte di voler fare della Puglia un laboratorio nazionale per lo sviluppo dell'energia ecosostenibile. Vedremo se ci riusciranno, passando dalle intenzioni simboliche alla concretezza dei fatti. Viene in mente la vecchia pubblicità di un televisore. Recitava: « Avremmo potuto stupirvi con gli effetti speciali. Ma noi siamo scienza e non fantascienza! » ; poi proponeva un prodotto reale e funzionan te, efficace e, appunto, concreto. I professionisti della politica invece rischiano, in mancanza di passi avanti tangibili, di darci l'impressione di voler puntare solo sugli « effetti speciali » . Questi, com'è forse noto, sono un insieme di tec niche e tecnologie utilizzate nel cinema, nella televisione e nel teatro per simulare degli eventi altrimenti impossibili da rappresentare in maniera tradizionale: perché troppo costosi, pericolosi o semplicemente contrari alle leggi della na tura. Grazie agli effetti speciali lo spettatore ha l'illusione ottica ( e/ o acustica) che un determinato evento stia accadendo, o sia accaduto, realmente. Ma il trucco non funziona nella vita reale, dove invece per restare in tema ambientale l'inquinamento, i cambiamenti climatici, il costo dell'energia, le implicazioni internazionali legate all'approvvigionamento sono davvero fatti concreti.Così anche in Puglia sarebbe utile dimostrare alla gente che la lotta contro gli sprechi d'energia ( o d'acqua o di materie prime contenute nei rifiuti domestici, eccetera) è importante quanto la costruzione di centrali elettriche non inquinanti. L'Enel ha offerto a qualche piccolo comune italiano, anche in Puglia, lampade a risparmio energetico da usare per illuminare strade e piazze, così da consentire alle avare casse dei municipi qualche risparmio. Ma se tutti noi usassimo lampadine del genere in casa, a parità di resa contribuiremmo davvero alla diminuizione dell'inquinamento e di tutto il resto. Si dovrebbero fare campagne pubbliche serie su questo fronte, a comunciare da Comuni per arrivare alla Regione. È possibilissimo e alla portata di tutti. Politici inclusi.Senza alcun rischio di suscitare proteste e di perdere consensi.

 

Postato da: vinavil a 12:47 | link | commenti |
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giovedì, marzo 15, 2007

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - 03/03/2007  

 

A Bari un corso di approfondimento a cura del Centro di studi normanno-svevi diretto da Raffaele Licinio

Lezioni di storia per guide turistiche,

la scommessa vinta dall’Ateneo

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In una Puglia che - come scrivono in politici in politichese e i burocrati in burocratese - «aspira a fare del turismo in volano dell’economia», l’idea di garantire una formazione adeguata alle guide turistiche può apparire banale.  Perché è seccante (e controproducente) una  guida che non sa distinguere tra Medioevo «alto» e «basso» o all’oscuro della differenza tra Svevi e Normanni; oppure capace di dire che Castel del Monte custodisce l’inesistente Sacro Graal e che Federico II è l’ultimo dei faraoni (storielle diffuse in certi circoli esoterici ma in grado di diventare «verità» grazie anche alla complicità di vari mass-media).  Tuttavia in Puglia corsi dedicati a questo genere di idee, in apparenza scontate, non ce ne sono stati  o quasi.  Così il Centro di studi normanno-svevi dell’Università di Bari, diretto dal professor Raffaele Licinio, ha pensato di trasformare l’idea in realtà: ha organizzato, in collaborazione con la cattedra di Storia medievale dell’ateneo capitanata dallo stesso Licinio, un corso di approfondimento storico per guide turistiche.  Progetto che, per certi versi, è andato oltre le aspettative degli stessi storici che lo hanno promosso. È iniziato ieri con tutti i 45 posti debitamente occupati, dato che le domande, più numerose, sono state bloccate, una volta raggiunto il numero massimo previsto di allievi.

Il corso (che costa 120 euro, un vero «prezzo politico») è articolato in sette incontri.  Ieri pomeriggio, dalle 16 alle 19, il professor Licinio ha svolto la prima lezione, dedicata a «Il sistema dei castelli in Puglia». «Archeologia dei castelli pugliesi» è il tema che sarà affrontato dal professor Vito Bianchi martedì 6 marzo.  Di «Castel del Monte» tratterà poi Licinio, il 15 marzo.  Seguirà un «laboratorio» proprio nel bellissimo maniero voluto da Federico II vicino ad Andria (16 marzo).  Il secondo laboratorio si svolgerà il 20 marzo nel castello di Barletta. «Il servizio di guida turistica alla luce della recente normativa nazionale e regionale» sarà quindi il tema affrontato il 22 marzo da Waldemaro Morgese, direttore della Biblioteca regionale pugliese.  Esito in grande stile il 27 marzo con Franco Cardini, notissimo professore di Storia medievale all’Università di Firenze, nonché saggista ed editorialista.  Cardini svolgerà una lezione sul tema «I castelli pugliesi e le crociate».  Nel mese di maggio, probabilmente, si svolgerà un’ultima conferenza a cura del medievista Cosimo Damiano Fonseca, docente universitario a Bari, Accademico dei Lincei e direttore dell’Istituto internazionale di studi federiciani.

«Stanno partecipando con grande entusiasmo guide turistiche di varia estrazione, soprattutto in rappresentanza di cooperative che si occupano di questo delicato settore», ha commentato ieri il professor  Licinio dopo la prima lezione. «A Bari esiste il corso di laurea in Beni culturali - ha aggiunto - ma poi occorre l’esperienza sul campo.  A quanto pare nel settore si sentiva davvero la mancanza di occasioni per approfondire le proprie competenze e conoscenze.  Un’occasione che non era offerta da nessuno.  Ora ci stiamo provando.  E, visto il successo, pensiamo di replicare l’esperienza, anche in altri campi».

Giorgio Gaber nel 1972 cantava «un’idea, un concetto, un’idea, finché resta un’idea è soltanto un’astrazione.  Se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione».  Il Centro studi normanno-svevi, «nel suo piccolo», sul fronte della formazione delle guide turistiche pugliesi sta provando a fare la sua rivoluzione.  E gli auspici sono ottimi.

Marco Brando

Postato da: vinavil a 13:53 | link | commenti |
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giovedì, marzo 08, 2007

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2007-03-08 num: - pag: 12

I cattolici e il «ritorno» del cilicio Messori: meglio che fare palestra

Il poeta Rondoni: la società ne impone di peggiori.

Socci: gesto d'amore


MILANO — «Davvero non capisco. Oggi c'è una sacralità addirittura feticistica per la libertà totale e di chiunque, perché mai chi è esterno all'ascetica cristiana dovrebbe occuparsene o indignarsi? Per dire, ma se io stanotte mi flagellassi a lei importerebbe qualcosa?». Vittorio Messori tira un sospiro vagamente ironico, «eh sì, vivremmo tutti meglio se ciascuno si facesse i cilici suoi».
E invece no, troppo facile. La povera senatrice e numeraria dell'Opus Dei Paola Binetti cade nel trappolone, ammette in tv di non ignorare l'uso del cilicio, tenta di darne un senso («ci costringe a riflettere sulla fatica del vivere, è il sacrificio della mamma che si sveglia di notte perché il bimbo piange»), serve un assist a porta vuota a Franco Grillini («ma certo, il sadomasochismo è un modo di godimento, ha tutto il diritto di farlo!») e lo strumento ne esce come protagonista assoluto, ammantato d'un fascino gotico tipo garrota o vergine di ferro e in più garantito dal successo planetario del Codice da Vinci.
Tutti pensano al «monaco» Silas dell'Opus Dei, tutto assassinii e penitenze, e pazienza se nell'Opera i monaci manco esistono.
Aquelli dell'Opus è toccato ripeterlo per l'ennesima volta, «il cilicio è nominato nella Bibbia, non è una nostra invenzione, san Josemaría ne sconsigliava l'uso alla maggior parte dei fedeli...». Anche le accuse di «imporlo» per due ore al giorno sono storia vecchia, smentita, rilanciata eccetera. Resta il fatto che a quanto pare circoli ancora l'evoluzione di quel panno ruvido intessuto (nella regione della Cilicia, appunto) di peli di capra: lo indossavano i soldati romani e si dice che i primi anacoreti cristiani, come penitenza, usassero portarlo sulla pelle nuda. Poi sono arrivate le versioni in metallo, i ganci. E non è che facesse furore tra pazzi fanatici e ignoranti: lo usavano Dottori della Chiesa come la mistica trecentesca Santa Caterina da Siena, un genio dell'umanesimo come Tommaso Moro, in tempi più recenti pure il coltissimo Paolo VI.
E allora? Messori, lo scrittore cattolico più letto al mondo, autore di best-seller planetari sia con Wojtyla sia con Ratzinger, confessa: «Io sono un pigro, doppiamente scomunicato dal politicamente corretto perché fumatore e leggermente obeso, e le poche volte che m'è capitato di vedere una palestra ho provato una sensazione di raccapriccio, il fitness!, mi parevano strumenti di tortura... Non solo sudavano ma manifestamente soffrivano. E i cicloturisti? E quelli che fanno roccia? E le diete? E la chirurgia estetica?». Insomma, «il mondo è pieno di gente che, grazie a Dio, sceglie liberamente il suo tipo di sofferenza, solo che questa è elogiata ed elegante. Immagino che almeno il cilicio sia più economico che rifarsi il naso». Sì, ma che senso ha? «Il senso è comprensibile solo in una prospettiva di fede. Non mi accodo alle crociate dei cattolici su matrimonio o eutanasia perché finisce sempre che facciamo la parte dei rompiscatole, dall'esterno sembrano aberranti». Il cilicio riguarda l'ascesi, «cioè la salita spirituale, l'invito a partecipare in qualche modo alla Passione di Cristo» e del resto «la Chiesa invita all'equilibrio, nelle penitenze, il limite è non danneggiare mai la propria salute». Senza contare che il penitente «non danneggia nessuno. Io non ho mai chiesto a nessuno se lo portava perché tanto non me l'avrebbe detto. Come dice Gesù: fai penitenza nel chiuso della tua stanza. Li lascino in pace...».
Non è l'unico a pensarla così. «Piuttosto è strano che i cristiani non lo pratichino più, o che si faccia così poco il digiuno», osserva Antonio Socci. Altro che scandali: «È come dicevano Del Noce e Don Giussani: la cultura contemporanea è sleale verso il cristianesimo perché se ne costruisce una caricatura e fa i conti con essa. A Medjugorje e Fatima la Madonna ha chiesto rosario, digiuno e penitenza. E qui non c'è ricerca del dolore: se tuo figlio o un amico avesse bisogno, non andresti a donare il sangue? Non ti alzeresti nel cuore della notte? Ogni sacrificio è sempre un gesto d'amore anche se al di fuori può apparire folle, la follia di un Dio che per salvarci si è fatto flagellare, sputare e crocifiggere anziché usare il potere».
Del resto, fa notare il poeta Davide Rondoni, «il sacrifico crea sempre scandalo, anche quello di Padre Kolbe o di Salvo D'Acquisto, se non si capisce di fronte a che cosa e per che cosa è fatto. In un'epoca nella quale Dio è ritenuto assente è ovvio che sia difficile capire. A me il cilicio fa l'effetto di qualcosa da trattare con grande rispetto, sono scelte personali non banali. Sono molto più preoccupato dei tanti cilici obbligatori che ci vengono fatti indossare, mente e corpo, dalla società in cui viviamo: almeno la pratica ascetica può piacere a Dio, questi al massimo possono essere graditi al capufficio».
Don Gianni Baget Bozzo è lapidario: «Cristo ha salvato il mondo non con le parole, ma con il suo sangue». Però non crede sia ancora diffuso, «accadeva un tempo, ma il mondo post- cristiano, e anche un po' noi credenti, ha dimenticato che la sofferenza ha un senso: il male non è il male, il male è il dolore fisico». Eppure Luigi Amicone, direttore di Tempi, un dubbio lo ha: «Personalmente sono intemperante e non autoflagellante. Non mi sono avvicinato al cristianesimo pensando al sacrificio. Forse il cilicio appartiene a un'epoca perfetta come il Medioevo, a quell'equilibrio tra uomo, mondo e Dio cui non mancava alcuna sfumatura, neanche il mistero, la grande mistica... Nella nostra età imperfetta tocca a tutti noi, poveri cristi, risalire la china: il cilicio lo abbiamo già, è la nostra vita quotidiana».


Gian Guido Vecchi

 

Ps: no comment...

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A INNSBRUCK !!!

Dienstag / martedì, 24.04.07, 20:00

kulturgasthaus bierstindl, Klostergasse 6, Innsbruck


Sprache: Italienisch & Deutsch / lingua: italiano & tedesco

Eintritt frei / ingresso libero

 

Eine Veranstaltung des Italien-Zentrums in Zusammenarbeit mit dem kulturgasthaus bierstindl und dem Italienischen Kulturinstitut Innsbruck

 

Una manifestazione dell’Italien-Zentrum in collaborazione con il

kulturgasthaus bierstindl e l’Istituto italiano di cultura Innsbruck

 

Wir danken den StudentInnen der Italianistik (Institut für Romanistik der LFUI), welche im Rahmen der Lehrveranstaltung „Übersetzung in die Muttersprache“ unter der Leitung von Dr. Elisabeth Muigg Marco

Brandos Texte ins Deutsche übertragen haben./

 

Ringraziamo gli studenti di italianistica (Istituto di romanistica

della LFUI) e la loro insegnante Dr. Elisabeth Muigg per la traduzione dei testi di Marco Brando in lingua tedesca.

 

 

Marco Brando

SUD EST

Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia

Südost

Sommerliches Vagabundieren eines Norditalieners

 in Apulien

Es gilt, gemeinsam mit Marco Brando durch eine der südlichsten Regionen Italiens – Apulien – zu „vagabundieren“. Mit den „Augen eines Nomaden“ beschreibt Brando, ein aus Genua stammender Journalist beim Corriere del Mezzogiorno (dem südlichsten Ableger des Corriere della Sera), vom Massentourismus weitgehend noch unberührte Gegenden Apuliens. Indem er den Fokus auf die kleinen Orte und ländlichen Gebiete Apuliens legt und sie mit denen des italienischen Nordens vergleicht, gelingt es dem Autor, weit verbreitete Vorurteile gegenüber dem „rückständigen“, ländlich geprägten Süden zu entkräften. Marco Brandos Streifzug gleicht einer nicht unkritischen Liebeserklärung an seine Wahlheimat, einer wunderschönen, aber auch komplexen Region.

 

SUD EST nasce da un‘inchiesta giornalistica di Marco Brando condotta sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno», dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera», nel corso delle estati 2004 e 2005. Lo scopo è quello di descrivere e raccontare - con spirito critico e una buona dose di ironia - luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi. Marco Brando, genovese di nascita e milanese d’adozione, emigrato a Bari da qualche anno (lavora al «Corriere del Mezzogiorno»), presenterà tramite il suo libro a Innsbruck i suoi vagabondaggi estivi in terra pugliese.

 

 

 

“Lazzari felici”- Ein Abend neapolitanischer Gesänge, eine Zeitreise von Orlando di Lasso bis Pino Daniele

(„Lazzari felici“ - Una serata di canzoni napoletane, un viaggio nel tempo da Orlando di Lasso a Pino Daniele)

 

Im Anschluss an Marco Brandos Reise durch Apulien entführen wir Sie mit dem bekannten Tenor Wolfgang Bünten und seinen Musikern

anhand eines breit gefächerten Repertoires an neapolitanischen Gesängen durch die Jahrhunderte hindurch in die egenüberliegende Region Süditaliens.

 

In seguito al viaggio in Puglia di Marco Brando Vi portiamo - assieme al conosciuto tenore Wolfgang Bünten e i suoi musicisti e attraverso il loro vasto repertorio di canzoni napoletane - nella regione meridionale opposta, “viaggiando” nel tempo.

Besetzung / interpreti:

Wolfgang Bünten, Gesang / canto

Hermann Schwaizer Riffeser,

Mandoline & Gitarre / mandolino & chitarra

Martin Öttl, Gitarre / chitarra

Helmut Sprenger, Klarinette / clarinetto

Walter Singer, Kontrabass / contrabasso

 

 

Link:

 http://www.uibk.ac.at/italienzentrum/pdf_ss_07/focus_sud_sud_est_24_und_25_04_07.pdf

 


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mercoledì, marzo 07, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-03-07 num: - pag: 12

CARLA RUFFINI A BARI

« Penso dunque produco » 

La filosofia entra in azienda

« Le condizioni di vita degli uomini influiscono molto sulla loro filosofia, ma d'altra parte la loro filosofia influisce molto sulle loro condizioni » . Lo scrisse Bertrand Russell.Un concetto che se vale in generale ( pure quando non ci rendiamo conto di farvi ricorso) vale anche in situazioni e contesti circoscritti. Persino nell'impresa: intesa come luogo fisico di lavoro; ma pure come come luogo mentale ove s' « intraprende » , cioè ci si accinge a produrre qualcosa e ci si organizza mentalmente per ottenere un determinato risultato. Cosicché la filosofia o meglio, l'atteggiamento filosofico può trovare spazio nello stesso regno della pratica: la fabbrica, l'azienda. E quale può essere il più azzeccato archetipo della « fabbrica » se non un'azienda che forgia l'acciaio? Infatti oggi alle 16.30 il dibattito sul tema « Fare impresa con filosofia » sarà ospitato da Tecnoacciai, azienda barese nata nel 1984 per volontà della famiglia Bevilacqua e diventata in poco tempo leader nel settore degli acciai speciali e inossidabili applicati nell'industria meccanica e impiantistica. L'iniziativa è stata organizzata dal Club delle Imprese per la Cultura di Confindustria Bari. Si tratta di una conversazione tra gli imprenditori e Carla Ruffini, esperta di orientamento e consulenza di carriera, una delle autrici del libro Fare cose con la filosofia ( Apogeo Editore, 2005). L'incontro fa parte del ciclo di eventi « Cultura in produzione » , che vogliono si legge nel comunicato degli industriali « far entrare la cultura nelle aziende per avviare un processo di avvicinamento e felice contaminazione tra i mondi della cultura e dell'impresa » .
Quel libro ha avuto l'obiettivo di proporre un approccio filosofico verso il grande insieme di attività di consulenza alla persona o all'azienda che si sono assai evolute sul pia no tecnico ma che non erano ancora state affrontate da un punto di vista pienamente filosofico. In parole povere: si può ritrovare il senso pratico della filosofia. Carla Ruffini conferma. E aggiunge: « L'incontro in programma a Bari è anche per me una novità. Intorno a questo tema ho già svolto dibattiti, ma per lo più in contesti accademici come alcuni seminari e nell'ambito di corsi di formazione. È la prima volta che mi confronterò con un folto numero di imprenditori durante una conversazione più informale. Sarà anche per me una buona esperienza » .
Il fatto è che, di fronte ai problemi aperti dalle sfide del mercato globale, fino ad oggi all'interno delle imprese nella migliore delle ipotesi si rischia di sentir dire che « bisogna prendere le cose con filosofia » . In realtà quali sono i settori che si possono toccare facendo impresa con un approccio filosofico? « Per quel che riguarda l'organizzazione aziendale risponde Ruffini è possibile contrastare pregiudizi e luoghi comuni. Ma oggi c'è anche l'aspetto etico da tenere presente, dato che si parla sempre più di responsabilità sociale ed etica delle imprese » .
Di certo, comunque, la via filosofica all'impresa non presuppone di « sposare » le idee di questo o quel filosofo. Anche perché, ad esempio, la scelta tra Nietzsche e Marx sarebbe un po' ardua. Quindi? « Il consulente non propone i propri valori e principi ma il valore della riflessione stessa su principi e valori » , spiega Carla Ruffini. Insomma, il « Cogito ergo sum » cartesiano ( « Penso dunque esisto » ) è sempre d'attualità; però gli imprenditori ora possono e devono aggiungere « Penso dunque produco» .

Marco Brando

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sabato, marzo 03, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-03-03 num: - pag: 16

C'è chi è stufo dei politici che s'insultano

e pensa, per ora..., di cambiare canale

 

A dar credito a tale professor Andrew Oswald , economista inglese, la salute mentale degli italiani è la peggiore di Europa, riferita quantomeno ai politici. E questo vale tanto per il centro che in periferia e quindi anche nella nostra beneamata Puglia. Oswald ha sentito l'urgenza di comunicarlo al Financial Times . Naturalmente documentando le crisi di governo che si risolvono anche consultando i medici, per valutare le possibilità di guarigione degli illustri senatori( e quindi la possibilità di voto, ma questo lo dico io). Per lo più il suo studio si riferisce alle espressoni verbali dei politici nostrani. Prodi: « Ormai siamo un Paese impazzito » . D'Alema: « Siamo un paese di matti » . Turigliatto, salito agli « onori » dell'ultima crisi di governo: « Non sono un folle » . Con tutto il rispetto per l'insigne studioso inglese, quanto lui asserisce nel suo studio si riferisce più che altro ad un vezzo verbale; e la sua ricerca non poteva sfociare poi in valutazioni psicologiche ( del tipo: mancanza di autostima da parte nostra, abitanti del Belpaese; insonnia; depressione, eccetera) che non sono di sua competenza. Insomma, niente in contrario che all'estero si preoccupino della nostra salute mentale, però sarebbe preferibile che a farlo fossero i medici e psicologi, non gli economisti.

Mimmo D'Aloia

Bari

 

 

IL PUNTO

 

di Marco Brando

 

Gentile signor D'Aloia,

lei continua: « In questo momento trovo la politica italiana di una noia mortale anche per via di quegli insulti che non riguardano solo la salute mentale di protagonisti e spettatori » . Poi: « Io ad esempio, per aver votato a sinistra, mi sono sentito gratificare da Berlusconi con quella quella parola che fa rima con " furbacchione". E la politica dell'insulto gratuito richiede di aumentare sempre la dose, come capita con le droghe. Senza andare troppo lontano, mi riferisco alla reazioni dopo il discorso di Prodi al Senato. Fini: " Un discorso di sconcertante pochezza". Berlusconi: " Prodi è una povera anima". Siamo assuefatti a questo linguaggio scorretto e semplificatorio; di conseguenza, non c'è bisogno più di seguirlo. Quindi, vien da proporre di tenere le tv nazionali e locali rigidamente spente quando parlano di politica » . Intanto, visto il suo pudore, voglio aiutare i lettori, ricordando qual è la parola con cui fa rima « furbacchione » . « Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse » . Lo disse Berlusconi, il 5 aprile 2006, alla vigilia delle elezioni. Nel centrosinistra tutti gridarono allo scandalo; e la parola « coglione » fu « sdoganata » dai mass media. Detto questo, io non sottovaluterei il fatto che proprio sul fronte del centrosinistra l'insulto ha fatto scuola. Nel novembre scorso quando Prodi disse: « Il Paese è impazzito » toccò al centrodestra scandalizzarsi. Bonaiuti ( Forza Italia) e Casini ( Udc) dissero: « I veri matti stanno nell'Unione » . A me, più dell'insulto esplicito, colpisce nel clima politico ( Puglia inclusa) il costante sberleffo usato verso l'avversario, a destra e a sinistra. La tv è il palcoscenico preferito ma anche altrove ( compreso il nostro consiglio regionale) lo spettacolo non è granché. Che fare? Nel 1926 in Cina Liang Shiqiu scrisse un geniale trattatello, « La nobile arte dell'insulto » ( tradotto da Einaudi nel 2006): « L'intento di questa breve trattazione spiegava è quello di offrire un generale aiuto a tutti coloro che vogliano trarre vantaggio in una disputa, illustrando in modo sintetico come sia possibile sviluppare la tecnica dell'invettiva nei suoi vari aspetti » . C'è da augurarsi che i nostri politici leggano almeno quel libro. Perché pure l'insulto se indispensabile è un'arte.
Altrimenti, nell'era dello zapping, ci spingono a cambiare canale; e rischiano pure di farci cambiare idea di fronte all'urna elettorale.

Postato da: vinavil a 13:04 | link | commenti (1) |
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LA FRASE

Tirando le somme

(di Francesco Storace)

Da www.corriere.it

Du' ggiorni perzi a parla' der monno
e bbastava chiede' a Pallaro:
 'a Palla', che voti?

Francesco Storace

Postato da: vinavil a 13:01 | link | commenti |
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venerdì, marzo 02, 2007

AMERICA NEWS NETWORK


1 Marzo 2007



Consumi energetici enormi per la casa di Al Gore


Dopo l'imbarazzato causato dalla cancellazione di uno incontro sul GLobal Warming a causa di una nevicata polare, Gore era ritornato nel suo stato naturale di lievitazione grazie alla vittoria dell'Oscar; l'ex VP americano e' stato pero' bruscamente riportato a terra dai dati diffusi da un centro di ricerche politiche che ha rivelato i dati di consumo energetico dei Gore per la casa di famiglia in Tennessee. I Gore consumano infatti in meno di un mese quello che una famiglia media dello stesso Stato consuma in oltre un anno! Per non parlare del consumo elettrico per riscaldare la piscina, circa $ 500.00 al mese, quasi il triplo del consumo complessivo di una intera famiglia. Insomma, ancora una volta una icona liberal ci fa capire che i risparmi e rinunce sono per gli altri, per i comuni mortali, non per gli illuminati. E sempre a proposito di illuminati: gli ospiti della cerimonia degli Oscar, tutti in standing ovation e in brodo di giuggiole per la vittoria di Gore, erano arrivati tutti in limousine privata (motori 5.5 di cilindrata, uno due persone al massimo per veicolo), e varie decine erano arrivati a Los Angeles in jet privato, e poi sono andati tutti a festeggiare in mansioni enormi, luci lampadari e piscine saune jacuzzi a go-go. Alla faccia della CO2, del buco nell'ozone e dell'alzamento dei livelli dei mari! Questi santoni laici - al posto di predicare bene e razzolare male - non potrebbero organizzare un bel torpedone ed arrivare tutti insieme agli Oscar, e volare con gli aerei di linea da una costa all'altra?

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