
Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...
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Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è)
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| Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-02-22 num: - pag: 17 |
Fu sindaco di Bari e presidente dell'Enel. La storica dell'economia Marina Comei ne analizza la figura e l'operaVitantonio Di Cagno, amministratoree « grand commis » dello Stato |
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di MARCO BRANDO |
| Bari oggi ricorda Vitantonio Di Cagno ( 1897 1977) con una via, un po' nascosta, nel quartiere Poggiofranco. Eppure è stato uno dei protagonisti della politica barese, pugliese e nazionale tra Dopoguerra e anni Sessanta. Così come è stato un pilastro dell'economia italiana. Di professione avvocato civilista, fondatore negli anni ' 30 di uno studio legale tuttora attivo, democristiano, Di Cagno divenne il primo sindaco di Bari nell'Italia repubblicana; poi vicepresidente della Cassa per il Mezzogiorno, quindi primo presidente dell'Ente nazionale per l'energia elettrica, quell'Enel nata dalla nazionalizzazione del settore energetico. Marina Comei, docente di Storia economica nell'ateneo barese, gli ha dedicato un saggio sull'ultimo numero degli Annali di storia dell'impresa ( Marsilio), pubblicati dalla Fondazione Assi. S'intitola « Impresa pubblica e neocapitalismo: Vitantonio Di Cagno dalla presidenza della Sme all'Enel nelle pagine dei suoi diari » . Un saggio che restituisce all'illustre barese il ruolo che gli compete nella storia regionale e nazionale. Membro della Dc dalla sua fondazione, Di Cagno era stato sindaco di Bari dal 1946 sino al 1952, « quando scrive Comei i timori e le polemiche suscitati dalla riforma agraria, avevano riportato alla guida dell'amministrazione cittadina una giunta di destra » . Divenuto consigliere del Credito italiano per conto dell'Iri, nel 1954 fu nominato vicepresidente della Cassa per il Mezzogiorno, dove sarebbe rimasto sino al 1958. « Con l'estendersi dell'intervento straordinario sottolinea la professoressa e in coincidenza con il definirsi della strategia fanfaniana che mirava ad una ridefinizione degli equilibri tra poteri pubblici e interessi industriali, Di Cagno veniva destinato nel 1956 a sostituire Giuseppe Cenzato alla guida della Società Meridionale di Elettricità » . Nel 1961 diventò presidente della Finelet trica, la finanziaria che raccoglieva le partecipazioni Iri in Sme, Terni e Sip. E nel 1963 fu nominato presidente dell'Enel, carica che mantenne fino al 1973. Il saggio dell'economista barese è basato sulle informazioni emerse dai diari che Vitantonio Di Cagno dedicava ai suoi colloqui con gli uomini che dirigevano l'Iri, la Cassa, la Sme, la Finelettrica, l'Eni; con esponenti di governo; con i leader della Dc, in particolare con un altro grande pugliese, Aldo Moro, al quale era legato da un'antica amicizia, nata dalla comune militanza politica. Di Cagno interpreta sia il ruolo di spettatore che quello di attore privilegiato dei processi con cui nella politica e negli ambienti dell'industria elettrica pubblica maturava il provvedimento di nazionalizzazione, sullo sfondo del passaggio epocale dal centrismo al centrosinistra: tra boom economico e politiche di intervento pubblico, tra le spinte del Psi e l'egemonia democristiana, tra Eni e Iri. Con particolare attenzione alla « questione elettrica » e all'evolversi dell'intervento straordinario nella Cassa per il Mezzogiorno, dove si stava formando una nuova tecnocrazia. Ne esce il quadro di « un neocapitalismo pubblico forte per la quantità di risorse di cui disponeva e che era in grado di mobilitare, ma reso debole dalla continua pratica della mediazione e concertazione che i partiti erano tenuti ad esercitare per la raccolta e il consolidamento del proprio consenso » . « La nazionalizzazione dell'industria elettrica conclude Comei è stata spesso... indicata come il primo assalto al cielo di un riformismo, radicale e tecnocratico insieme... Nelle annotazioni del neopresidente Di Cagno appare in realtà prevalentemente come l'incerto tributo politico che bisognava pagare alle nuove forme che aveva assunto il compromesso straordinario che reggeva il Paese » . |
| Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-02-21 num: - pag: 11 |
Dal Salento al corteo di Vicenza,la sacrosanta necessità di dialogare |
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Venerdì 16 Febbraio, ore 20. Il pullman parte da Lecce, direzione Vicenza. Nelle quasi 15 ore che precedono l'arrivo ti chiedi per quale motivo ti trovi lì. Vorresti sapere se anche questa volta dovrai fare l'agnello sacrificale. Ti piacerebbe sperare che serva a qualcosa, che qualcuno, dopo, trovi la voglia o la volontà di cambiare le cose. Scorrono nella mente i proclami da terrorismo psicologico di giornali, tv, politici e politicanti. Ormai sei lì. La sola speranza concreta è quella che nulla accada. Sei consapevole che l'unica cosa che puoi portare al popolo vicentino è la tua voce e il tuo dissenso. Poi come in una fiaba a lieto fine il corteo sfila. C'è tutta Vicenza, abbracciata da tutta l'Italia; siamo tutti lì, siamo un popolo di colori, rumoroso e festante. Mancano solo i politici, quelli che in campagna elettorale ci hanno venduto fumo in cambio di una poltrona, ma non importa. Ci sono i bambini nel nostro corteo, ci sono le famiglie, i sindacati, le associazioni cattoliche e non; l'accecante bianco delle bandiere « No Tav » e « No al Molin » si confonde in mezzo alle centinaia di bandiere della pace, agli striscioni che raccontano il dissesto di un Paese sempre meno democratico. Chiara Cordella Circolo Arci « I Sotterranei » Copertino ( Lecce)
IL PUNTO Cara Chiara, il racconto del viaggio dal Salento a Vicenza continua così: « Abbiamo percorso solo 6 km, ma in quel breve tratto vi (" vi" sta per " politici", ndr ) abbiamo impartito una grande lezione di democrazia, perché in piazza a Vicenza non c'erano quattro " mangiagatti" ma centomila leoni, che continueranno a urlare e a rivendicare un Paese libero, democratico e che ripudia la guerra. E quando salirete sui palchi affamati di potere e poltrone vi risponderemo " 17 Febbraio 2007, Vicenza" e tutte le date che seguiranno. Vi ricorderemo le bugie, le omissioni. Vi ricorderemo come avete svenduto questo Paese e suoi cittadini. Rideremo di voi quando ci parlerete di democrazia partecipata; e domani come oggi vi chiederemo solo una cosa: " Guardate, imparate e per una volta nella vostra vita abbiate il buon gusto di tacere" » . |
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-02-18 |
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Milano, Puglia
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Benvenuti nella terza città pugliese d'Italia La presenza dei nostri emigrati nel capoluogo lombardo è forte e organizzata E molto interessante è la storia del loro associazionismo |
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di MARCO BRANDO « Sapessi come non è strano incontrare un pugliese a Milano » . Viene proprio voglia di parafrasare Innamorarsi a Milano , famosa canzone di Memo Remigi. Perché 14 iscritti all'anagrafe meneghina su 100 hanno radici in Puglia. La foltissima rappresentanza pervade la metropoli lombarda senza « apparire » troppo, al contrario di altre comunità più vistose. Però c'è, eccome. Da un sacco di tempo. Quanto? Tanto. L'Associazione pugliese di Milano è nata 86 anni fa, nel 1921. Oggi si chiama Associazione regionale pugliesi, ha un bella sede del cuore della città, in via Calvi. La presidente onoraria è la nota avvocata Annamaria Bernardini De Pace, salentina; dal 2002 il presidente è il cavalier Dino Abbascià, giunto da Bisceglie nel 1955, quando aveva appena 13 anni, per fare il garzone di bottega nel negozio di frutta e verdura di un parente; ora è leader di un gruppo impreditoriale da oltre 20 milioni di euro: è la maggiore azienda di distribuzione di frutta, verdure e primizie della Lombardia. Abbascià ricorda così l'arrivo a Milano negli anni Cinquanta: « Un freddo. Una paura. Tutto diverso. Il primo dramma fu quello gastronomico. Ero abituato ai ricci di mare, alla orecchiette, ai pomodori freschi, ai nostri sapori. Ma la moglie di quel fruttivendolo era di Sesto San Giovanni, cucinava solo minestroni, riso e zucca, riso e spinaci » . Poi dopo tanta fatica anche per lui arrivò il successo.
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| Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-02-16 num: - pag: 11 |
Gli amanti travolti da un insolito destinonell'arancione di un autobus barese |
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Immaginate un martedì qualunque a Bari, mentre vi accingete a rincasare al termine di una giornata normalissima. L'unica anomalia, per il momento, appare l'aria di febbraio sulla pelle, finalmente fredda dopo un inverno un poco stitico. Tra un'ora sarà mezzanotte e siete appiedati, nei pressi della Fiera del Levante. Allora decidete di affidarvi alla cara, vecchia Amtab. Fate in tempo per le ultime corse, in partenza dalle piscine comunali e il 2 barrato è l'ideale per raggiungere il centro. Ma ecco che incomincia una fantastica serata in salsa trash. Il mattatore è l'autista del bus, con velina al seguito. Salgono a bordo con due cassette straripanti di verdura fresca, le sistemano dietro la cabina guida e si parte! Il necessario per il minestrone di domani, pensi sorridendo. Ma il senso dell'umorismo ti abbandona quando ti accorgi che, su delicato invito del conducente, lei svolazza fin dentro al posto di guida e si accoccola sulle gambe di lui. E si scambiano baci, carezze e tenerezze varie. Sarà la verza, pensi, e ti sforzi di ricordare se a Super Quark non hanno mai parlato dei poteri afrodisiaci della verdure fresca. Altro che lovely park; la nuova frontiera dell'amore casereccio viaggia sul 2 barrato. Luca B. |
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di Marco Brando Caro Luca, il suo incredibile ma verosimile e divertente racconto continua così: « Lui, lei e la verza. Sembra il titolo di un film con Alvaro Vitali. Ma non c'è più nulla da sorridere quando la manona di lui s'avventura in un audace palpeggiamento delle parti posteriori di lei. Il tutto mentre lui continua a guidare l'autobus, almeno con una mano. Per la serie: perché sprecare le risorse di entrambe le mani solo per portare a destinazione i passeggeri di un servizio pubblico? E a te non resta che il campanello per prenotare la fermata e proseguire a piedi. " Scendo alla prossima", dici a quei due, che ti guardano anche storto perché hai osato una smorfia di disappunto. E quando sei giù dall'autobus ti sembra di sentirli, gli amanti incoscienti del 2 barrato: " Guar done... Ma che avrà avuto da fissarci allibito?" » . |
Lettere - Corriere del Mezzogiorno - 10-2-2007
Da Bari a Martina Franca (via Milano)
tra degrado urbano e degrado culturale
Leggo spesso ciò che scrivono i lettori, lamentando il caos e il disordine barese. Anche Martina Franca non è più quella che io conoscevo. Prima qui i forestieri venivano volentieri a passeggiare perché il centro storico, oltre ad essere un autentico scrigno barocco, vantava una pulizia e un candore che forse solo in Locorotondo trovava eguali. Adesso è tutto cambiato. E io, che nel centro storico ci vivo, assisto a questo cambiamento giorno per giorno. Vero è che le vecchiette stese in ginocchio sulle chianche a strofinarle di candeggina non ci sono più, ma al loro posto ci sono tante famiglie, in prevalenza albanesi, che in quanto a pulizia non hanno rivali. Ormai ognuno si sente in dovere di lasciar cartacce ovunque, i cani spandono i loro bisogni nei vicoli senza padrone e bustina al seguito, i soliti bulli fanno altrettanto su muri o portoni delle case vecchie. E così via. Bello spettacolo per i turisti che già affollano le vie principali. Già, ma forse loro si ubriacano di barocco... Vogliamo poi parlare delle campagne? Vicino alla casa dei miei, in piena valle d’Itria, si possono ammirare discariche edili, reti ortopediche e materassi a molle; se continua così, fra poco la strada non sarà neanche praticabile. Ecco, credo d’essermi sfogata. Buon lavoro.
Giuseppina Flamini
Architetto - Martina Franca
Gentile signora Flamini,
purtroppo l’inciviltà incombe in Puglia e altrove. Mi ricorda il romanzo «La storia infinita» di Michael Ende, in cui il Nulla minaccia il mondo di Fantàsia, divorandolo pezzo dopo pezzo; solo l’eroe Atreiu riscirà a salvarlo. Il fatto è che il degrado delle nostre strade e piazze è pure frutto di un deteriorarsi continuo del nostro senso civico e della nostra cultura. Un anno fa sulle pagine milanesi del Corriere il poeta e urbanista Giancarlo Consonni ricordava, a proposito del degrado, che nell’Ottocento Carlo Cattaneo, con riferimento a Milano, aveva coniato la definizione di «magnificenza civile ». Scriveva Consonni: «La borghesia in ascesa ha fatto del bene a Milano: ne ha rinnovato la concezione come opera d’arte complessiva e ha ribadito il suo carattere di luogo della convivenza civile. Questo perché sceglieva la scena urbana per accreditarsi e per sancire la propria egemonia anche sul piano culturale. Per una fase ne è uscita rafforzata e rinnovata pure la funzione dello spazio pubblico quale ambito privilegiato di educazione a nuovi concetti di libertà. Nel definirsi, poi, del dualismo "città borghese-città operaia" anche la periferia dimostrava di avere, se non una sua bellezza, un’anima». Consonni quindi scriveva che negli ultimi 30 anni c’è stata una «crisi strisciante delle città». Le cause? Ad esempio, la colonizzazione degli spazi da parte delle attività più forti, i processi di selezione sociale, la dispersione insediativa, la dissipazione di energie («da cui una diffusa fatica del vivere»). Poi indicava «la rinuncia alla città quale luogo dell’abitare condiviso in cui l'equilibrio fra pubblico e privato sia la misura costitutiva, facendo così da scuola di urbanità, per chi è di casa come per chi arriva da fuori». «Oggi - concludeva - la scena urbana è terra di tutti e di nessuno. Gli spazi aperti pubblici sono assediati e bombardati da logiche appropriative: le auto, gli oggetti, la pubblicità. La mancanza di regole contribuisce a fare di piazze, strade e parchi ambiti di incursioni deresponsabilizzate: un teatro selvaggio dove gli "attori" sono in perenne gara fra loro a chi alza di più la voce... A farne le spese è la dimensione civile». A Milano come a Bari, e pure a Martina Franca, ci sono tanti piccoli problemi di spicciola quotidianità che assillano i cittadini e rendono difficile la vita. In mancanza di Atreiu, chi ci governa dovrebbe risolverli, restituendo fiducia e attivando meccanismi di collaborazione, senza i quali anche ogni «primavera
pugliese» rischia di spegnersi...
Nella pagina delle lettere del Corriere del Mezzogiorno - 11/2/2007
La ricevuta della parrucchiera
e l’insostenibile leggerezza del fisco

Da gennaio, anche a Bari e in Puglia, è partita la caccia agli scontrini evasi dopo la stretta fiscale introdotta dalla Finanziaria. Per i titolari di attività che non rilasciano scontrini o ricevute per tre volte nel giro di 5 anni, scatta la chiusura del negozio. La settimana scorsa i controlli dei finanzieri baresi si sono concentrati su parrucchieri ed estetisti: per scoprire che quasi un terzo delle attività monitorate non aveva l’abitudine ad emettere scontrini. Notizia che ha avuto risalto sui giornali locali. Quando la voce dei controlli a tappeto si è sparsa, in molti hanno deciso di diventare più diligenti. Ma non del tutto, come ho potuto constatare di persona. Proprio una settimana fa il mio parrucchiere ha deciso, per la prima volta in tre anni, di rilasciarmi una ricevuta. Però ha pensato di dimezzare l’importo, annunciandomelo a cosa fatta con una complice strizzatina d’occhio. Così pure se ci fosse stato un militare fuori, sarebbe sembrato tutto in regola. Il guadagno «in nero» non sarà totale; ma è sempre meglio di niente. Quindi forse, anziché aspettare i clienti all’uscita, i finanzieri farebbero bene a seguirli fin sotto il casco o dentro il solarium per verificare che il prezzo pagato alla cassa corrisponda davvero alla prestazione.
Alessandra L.
Bari
Gentile signora Alessandra,
anche in questo caso (a proposito, capisco che abbia chiesto di togliere il cognome: le vendette delle parrucchiere - scoperte magari una volta uscite da sotto il casco - possono essere terribili) il bicchiere può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dell’umore. Sul fronte del «fenomeno» da lei segnalato, guardandolo con ottimismo si potrebbe pensare che, almeno, qualcuno sta imparando a emettere uno scontrino o a compilare una ricevuta fiscale, per quanto smunti. Pessimisticamente, si potrebbe trovare conferma del motto popolare secondo il quale, fatta la legge, si scopre l’inganno. Oltre tutto l’escamotage che ha citato, per nulla insolito (anche prima), fa comprendere che certi sondaggi sulla propensione dei negozi italiani ad emettere scontrini fiscali (dove magari la Puglia pare più diligente del Trentino) possono anche essere parzialmente ingannevoli.
D’altra parte già nell’agosto scorso, quando sulla legge finanziaria 2007 circolavano solo voci, c’era «addetti ai lavori» costretti dai clienti - in genere contribuenti «poveri» - a ingegnarsi per trovare scappatoie. Fenomeno ricorrente in occasione del varo di qualsiasi legge finanziaria approvata nel nostro Paese, dal centrodestra o dal centrosinistra, visto che, alla vigilia dell’attuazione, l’avvertimento «Mai più evasione fiscale» è la regola. Tanto è vero che qualche mese fa il premier Prodi ha ricordato che «Berlusconi stimò in un 40 per cento il volume dell’economia sommersa in Italia. E affermò che quando le imposte superavano un terzo dei guadagni, l’evasione era moralmente lecita». Ma lo stesso Berlusconi, allora premier, nel 2005 disse che «l’evasione fiscale ha registrato un’escalation preoccupante, per questo il governo intende concentrarsi per combattere questo fenomeno e considera una priorità la lotta all’evasione». La Finanziaria 2007 pare avere più grinta di quelle precedenti. Ma ad esempio - dicono i professionisti - il fatto che l’amministrazione statale sia autorizzata a curiosare nei movimenti bancari invoglia a non fare transitare denaro sui conti e dunque a lavorare in nero. I cittadini «non neristi» come lei dovrebbero probabilmente pretendere sempre ricevute e scontrini (ovvio, a «tariffa piena»). Insomma, è questione di scelte anche nella nostra vita quotidiana di uomini (e donne) della strada.Anche se l’eventuale vendetta della parrucchiera o del barbiere «neristi» incombe. Per non parlare degli altri...
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-02-07 num: - pag: 11 |
Calcio violento, le parole di Matarresee la litania dei luoghi comuni
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Il presidente Matarrese non ha fatto ricorso a perifrasi dopo Catania. Certo, bisogna avere la forza di salvaguardare l'aspetto economico di una delle più grandi aziende d'Italia: quella pallonara. Ma qui stiamo parlando della sacralità della vita umana, del povero Filippo Raciti, ispettore di polizia, morto nell'adempimento del suo dovere.. Si può anche chiedere di giocare subito perché le società calcistiche boccheggiano, si possono invocare le misure più severe. Ma un minuto di silenzio « metaforico » , questo sì..., fa parte del sistema, presidente Matarrese. Mimmo D'Aloia Bari
Il Presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, va rimosso. Dopo quel che è successo a Catania, ha detto che «i morti fanno parte del sistema», «Il calcio è un’industria e non può chiudere», «Chi parla di sospensione, addirittura per un anno, non sa che dice e rischia di rompere un giocattolo delicato, caposaldo dell’economia del Paese». «La Fiat per rilanciarsi non si è certo fermata», «Per attuare il decreto Pisanu non abbiamo soldi». E come se non bastasse: «Cominciamo a pensare a stadi nuovi». Il Dna proprio non si cancella... Antonio V. Gelormini Foggia |
IL PUNTO
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di Marco Brando
Gentili signori, posso concordare sul fatto che i toni ( inequivocabili) dell'intervista rilasciata a Radio Capital da Matarrese non sono s t a t i all'altezza della situazione. Egli avrebbe potuto esprimere concetti analoghi ricorrendo ad affermazioni assai più diplomatiche, per giungere poi alle stesse conclusioni. Cosicché le critiche nei confronti del presidente barese della Lega Calcio sono legittime; però non si deve esagerare, né cogliere l'occasione per cercare di regolare conti che con il calcio e con la tragedia di Catania hanno poco a che fare. |
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| Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-02-06 num: - pag: 12 |
L'emittente satellitare, fondata nel 2003 da Vito Zivoli,trasmette da un capannone di CastellanaPugliesi di tutto il mondo, guardatevi. In tv |
| Il pubblico di Puglia Channel, una comunità di emigrati tra Europa e Stati Uniti |
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di MARCO BRANDO
C'è gente che, appena può, accende il televisore. Guarda la Puglia, ne ascolta i tanti accenti. S'arrabbia e si commuove, ride e rivendica; chiede consigli, ne offre. Saluta: « Carissimi saluti da Canneto sull'Oglio, Brescia, a tutta Puglia Channel e a tutti i telespettatori. Grazie, mi date il modo di vedere il mio amato Salento! » . Oppure: « Sono Nicola da Luxembourg, vorrei fare i miei auguri di buon compleanno a mia nipote Graziella » . C'è chi protesta da Bruxelles: « Non ci sono treni con il trasporto auto al seguito, la strada è lunga 2000 chilometri e pericolosa; e io senz'auto che ci vengo a fare giù, che non posso portare su niente? » . E chi da Colonia s'arrabbia un po': « Perché fate vedere sempre il Salento. E Manfredonia? » . |
| Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1PAGINA - data: 2007-02-04 num: - pag: 1 |
I grandi marchi e le produzioni localiMERCATO PUGLIESEPER « IKEA » E « ZARA » |
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di MARCO BRANDO Ci siamo. Il pennone già mostra, lungo la tangenziale di Bari, quella parolina di quattro lettere, blu su fondo giallo; la stessa che accompagna gli automobilisti lungo le tangenziali di mezzo mondo. Si allargano gli svincoli, si ampliano le rotonde, si disegnano i parcheggi. Polizia urbana e polizia stradale, pubblica assistenza e carri attrezzi studiano piani per affrontare il prevedibile caos e i più che prevedibili ingorghi ( dei primi giorni e non solo). Un quartiere periferico, Mungivacca, s'appresta a diventare sinonimo di shopping. Tanti pugliesi e lucani pregustano la fine dei viaggi intrapresi fino alla meta che era più vicina, Napoli; viaggi che saranno più brevi anche per molti calabresi e molisani. E chissà se pure in Albania, a poche ore di traghetto da Bari, ci sono auto e furgoni pronti scaldare i motori. |
Ps: per sorridere ---->
