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Professione Reporter

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Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...

Eccomi

Utente: vinavil
Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è) :-)

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giovedì, febbraio 22, 2007

Michele Serra
 I CAVALIERI DELL'IDEALE

da <La Repubblica>, 22 febbraio 2007   L'AMACA


SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito.

Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica.

Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo.

Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.

 

Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica.
Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità.

Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.

 

Postato da: vinavil a 18:28 | link | commenti (3) |
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-02-22 num: - pag: 17

Fu sindaco di Bari e presidente dell'Enel. La storica dell'economia Marina Comei ne analizza la figura e l'opera

Vitantonio Di Cagno, amministratore

e « grand commis » dello Stato

 di MARCO BRANDO

Bari oggi ricorda Vitantonio Di Cagno ( 1897 1977) con una via, un po' nascosta, nel quartiere Poggiofranco. Eppure è stato uno dei protagonisti della politica barese, pugliese e nazionale tra Dopoguerra e anni Sessanta. Così come è stato un pilastro dell'economia italiana. Di professione avvocato civilista, fondatore negli anni ' 30 di uno studio legale tuttora attivo, democristiano, Di Cagno divenne il primo sindaco di Bari nell'Italia repubblicana; poi vicepresidente della Cassa per il Mezzogiorno, quindi primo presidente dell'Ente nazionale per l'energia elettrica, quell'Enel nata dalla nazionalizzazione del settore energetico.
Marina Comei, docente di Storia economica nell'ateneo barese, gli ha dedicato un saggio sull'ultimo numero degli Annali di storia dell'impresa ( Marsilio), pubblicati dalla Fondazione Assi. S'intitola « Impresa pubblica e neocapitalismo: Vitantonio Di Cagno dalla presidenza della Sme all'Enel nelle pagine dei suoi diari » . Un saggio che restituisce all'illustre barese il ruolo che gli compete nella storia regionale e nazionale. Membro della Dc dalla sua fondazione, Di Cagno era stato sindaco di Bari dal 1946 sino al 1952, « quando scrive Comei i timori e le polemiche suscitati dalla riforma agraria, avevano riportato alla guida dell'amministrazione cittadina una giunta di destra » .
Divenuto consigliere del Credito italiano per conto dell'Iri, nel 1954 fu nominato vicepresidente della Cassa per il Mezzogiorno, dove sarebbe rimasto sino al 1958. « Con l'estendersi dell'intervento straordinario sottolinea la professoressa e in coincidenza con il definirsi della strategia fanfaniana che mirava ad una ridefinizione degli equilibri tra poteri pubblici e interessi industriali, Di Cagno veniva destinato nel 1956 a sostituire Giuseppe Cenzato alla guida della Società Meridionale di Elettricità » . Nel 1961 diventò presidente della Finelet trica, la finanziaria che raccoglieva le partecipazioni Iri in Sme, Terni e Sip. E nel 1963 fu nominato presidente dell'Enel, carica che mantenne fino al 1973.
Il saggio dell'economista barese è basato sulle informazioni emerse dai diari che Vitantonio Di Cagno dedicava ai suoi colloqui con gli uomini che dirigevano l'Iri, la Cassa, la Sme, la Finelettrica, l'Eni; con esponenti di governo; con i leader della Dc, in particolare con un altro grande pugliese, Aldo Moro, al quale era legato da un'antica amicizia, nata dalla comune militanza politica. Di Cagno interpreta sia il ruolo di spettatore che quello di attore privilegiato dei processi con cui nella politica e negli ambienti dell'industria elettrica pubblica maturava il provvedimento di nazionalizzazione, sullo sfondo del passaggio epocale dal centrismo al centrosinistra: tra boom economico e politiche di intervento pubblico, tra le spinte del Psi e l'egemonia democristiana, tra Eni e Iri. Con particolare attenzione alla « questione elettrica » e all'evolversi dell'intervento straordinario nella Cassa per il Mezzogiorno, dove si stava formando una nuova tecnocrazia.
Ne esce il quadro di « un neocapitalismo pubblico forte per la quantità di risorse di cui disponeva e che era in grado di mobilitare, ma reso debole dalla continua pratica della mediazione e concertazione che i partiti erano tenuti ad esercitare per la raccolta e il consolidamento del proprio consenso » . « La nazionalizzazione dell'industria elettrica conclude Comei è stata spesso... indicata come il primo assalto al cielo di un riformismo, radicale e tecnocratico insieme... Nelle annotazioni del neopresidente Di Cagno appare in realtà prevalentemente come l'incerto tributo politico che bisognava pagare alle nuove forme che aveva assunto il compromesso straordinario che reggeva il Paese » .

Postato da: vinavil a 12:06 | link | commenti |
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mercoledì, febbraio 21, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-02-21 num: - pag: 11

Dal Salento al corteo di Vicenza,

la sacrosanta necessità di dialogare

Venerdì 16 Febbraio, ore 20. Il pullman parte da Lecce, direzione Vicenza. Nelle quasi 15 ore che precedono l'arrivo ti chiedi per quale motivo ti trovi lì. Vorresti sapere se anche questa volta dovrai fare l'agnello sacrificale. Ti piacerebbe sperare che serva a qualcosa, che qualcuno, dopo, trovi la voglia o la volontà di cambiare le cose. Scorrono nella mente i proclami da terrorismo psicologico di giornali, tv, politici e politicanti. Ormai sei lì. La sola speranza concreta è quella che nulla accada. Sei consapevole che l'unica cosa che puoi portare al popolo vicentino è la tua voce e il tuo dissenso. Poi come in una fiaba a lieto fine il corteo sfila. C'è tutta Vicenza, abbracciata da tutta l'Italia; siamo tutti lì, siamo un popolo di colori, rumoroso e festante. Mancano solo i politici, quelli che in campagna elettorale ci hanno venduto fumo in cambio di una poltrona, ma non importa. Ci sono i bambini nel nostro corteo, ci sono le famiglie, i sindacati, le associazioni cattoliche e non; l'accecante bianco delle bandiere « No Tav » e « No al Molin » si confonde in mezzo alle centinaia di bandiere della pace, agli striscioni che raccontano il dissesto di un Paese sempre meno democratico.

Chiara Cordella

Circolo Arci « I Sotterranei » Copertino ( Lecce)

 


 

 IL PUNTO
di Marco Brando

Cara Chiara, il racconto del viaggio dal Salento a Vicenza continua così: « Abbiamo percorso solo 6 km, ma in quel breve tratto vi (" vi" sta per " politici", ndr ) abbiamo impartito una grande lezione di democrazia, perché in piazza a Vicenza non c'erano quattro " mangiagatti" ma centomila leoni, che continueranno a urlare e a rivendicare un Paese libero, democratico e che ripudia la guerra. E quando salirete sui palchi affamati di potere e poltrone vi risponderemo " 17 Febbraio 2007, Vicenza" e tutte le date che seguiranno. Vi ricorderemo le bugie, le omissioni. Vi ricorderemo come avete svenduto questo Paese e suoi cittadini. Rideremo di voi quando ci parlerete di democrazia partecipata; e domani come oggi vi chiederemo solo una cosa: " Guardate, imparate e per una volta nella vostra vita abbiate il buon gusto di tacere" » .
Ma è davvero sicura che tutti i centomila di Vicenza abbiamo sfilato basandosi su una sfiducia così radicata verso gli « affamati di potere » ? Mi fa ricordare che ho alle spalle tanti cortei: a partire da quelli dell'adolescenza, all'inizio degli anni Settanta. E mi viene in mente che quanto più ero giovane tanto più, con i mie coetanei, celebravo la presunzione della nostra supposta superiorità morale su coloro che al la manifestazione di turno non avevano voluto partecipare e su coloro che rappresentavano il vituperato « Potere » . Così persino i militanti dell'allora Pci ci sembravano compromessi; figurarsi gli altri. Tuttavia con gli anni si capisce ( o si dovrebbe capire) che l'esercizio del potere, in una democrazia, richiede mediazioni, dialogo, rispetto delle idee altrui, capacità di decidere. La stragrande maggioranza di coloro che, a destra e a sinistra, non concordano con noi anche sul fronte vicentino non sono avversari, né « servi degli americani » , né bugiardi. Hanno solo altre opinioni. Insomma, bollare gli altri non serve ed è dannoso. Semmai proviamo a convincerli del fatto che se il Patto Atlantico e la Nato nacquero per contrastare il blocco sovietico oggi « l'America pretende di valutare la minaccia, scegliere il nemico e passare all'uso delle armi. Senza interpellare la Nato. ... Che cosa accadrebbe se decidessero di colpire gli Hezbollah usando la base di Vicenza o quella di Aviano? ... Siamo sicuri che le basi americane, in queste nuove circostanze, contribuiscano alla sicurezza dell' Italia? » . Non l'ha scritto un « estremista » . L'ha scritto l'ambasciatore Sergio Romano sul Corriere della Sera, il 10 febbraio scorso. Parliamone, senza lanciare anatemi.

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martedì, febbraio 20, 2007

Roma, la famiglia che vive
nella casa di bottiglie
Da otto anni una coppia di slovacchi, con i due figli nati in Italia, ha costruito una casa con le bottiglie di birra vuote, cementate tra loro in qualche modo, nel quartiere Nomentano di Roma. "Abbiamo amici che bevono molto, abbiamo chiesto loro di aiutarci e lo hanno fatto fornendoci le bottiglie", spiega la signora Anna, 36 anni, che fa la domestica e le pulizie ovunque capiti pur di sbarcare il lunario.

fonte: Ansa

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lunedì, febbraio 19, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-02-18

Milano, Puglia

Benvenuti nella terza città pugliese d'Italia

La presenza dei nostri emigrati nel capoluogo lombardo è forte e organizzata E molto interessante è la storia del loro associazionismo

*

di MARCO BRANDO

« Sapessi come non è strano incontrare un pugliese a Milano » . Viene proprio voglia di parafrasare Innamorarsi a Milano , famosa canzone di Memo Remigi. Perché 14 iscritti all'anagrafe meneghina su 100 hanno radici in Puglia. La foltissima rappresentanza pervade la metropoli lombarda senza « apparire » troppo, al contrario di altre comunità più vistose. Però c'è, eccome. Da un sacco di tempo. Quanto? Tanto. L'Associazione pugliese di Milano è nata 86 anni fa, nel 1921. Oggi si chiama Associazione regionale pugliesi, ha un bella sede del cuore della città, in via Calvi. La presidente onoraria è la nota avvocata Annamaria Bernardini De Pace, salentina; dal 2002 il presidente è il cavalier Dino Abbascià, giunto da Bisceglie nel 1955, quando aveva appena 13 anni, per fare il garzone di bottega nel negozio di frutta e verdura di un parente; ora è leader di un gruppo impreditoriale da oltre 20 milioni di euro: è la maggiore azienda di distribuzione di frutta, verdure e primizie della Lombardia. Abbascià ricorda così l'arrivo a Milano negli anni Cinquanta: « Un freddo. Una paura. Tutto diverso. Il primo dramma fu quello gastronomico. Ero abituato ai ricci di mare, alla orecchiette, ai pomodori freschi, ai nostri sapori. Ma la moglie di quel fruttivendolo era di Sesto San Giovanni, cucinava solo minestroni, riso e zucca, riso e spinaci » . Poi dopo tanta fatica anche per lui arrivò il successo.
Oggi all'associazione sono legati oltre 400 nuclei familiari. Nel 1921 la vecchia Associazione pugliese di Milano era nata grazie alla tenacia di un gruppo di professionisti e di commercianti.
Nel giugno 1929 l'assemblea generale affidò la guida a Leonardo Dragonetti e ad Alfredo Violante, avvocato e giornalista ( fondò e diresse il Quotidiano e il Rinnovamento , fu chiamato da Matilde Serao a dirigere la pagina meridionale del Giorno ; in seguito contribuì alla fondazione della Gazzetta del Mezzogiorno ). Fu inaugurata la nuova sede sociale, fu organizzata la « I Mostra di artisti pugliesi » ( alla vernice parlò Romolo Maggese), con 28 pittori e scultori. Nel 1929 si svolse anche il concerto vocale e strumentale dei « Musicisti pugliesi viventi » , tenutosi sotto la direzione del maestro Pasquale Di Cagno, nel Regio Conservatorio « Giuseppe Verdi » . Nel 1930 l'assemblea elesse l'avvocato Marco Cioffrese alla carica di presidente. S'era calcolato nel 1930 che i pugliesi di Milano fossero ben 45.000. « E' una città di Puglia – scrisse un re dattore di Terre di Puglia – che si stabiliva a Milano. E se è pur vero che la grande maggioranza dei pugliesi esercita mestieri umili e che un gruppo numerosissimo ha quasi il monopolio dei lo cali per la vendita del vino, che i milanesi chiamano " Trani", è vero pure che a Milano la Puglia è degnamente ed altamente rappresentata » .
L'emigrazione pugliese riprese assai sostenuta nei primi anni del secondo dopoguerra. Così nel 1964 nacque il « Cenacolo pugliese » ( costituito da Peppino Strippoli e Gustavo Montanari), che precedette di qualche mese la costituzione del « Comitato dei tranesi » . Nel 1976 vide la luce il « Circolo Pugliese » . Nel 1980 su iniziativa del cavalier Francesco Carriera fu fondato il « Circolo dei biscegliesi » . Nel 1982 Stefano De Feo, l'avvocato Guido Spizzico e lo stesso Carriera dettero vita ad un'altra associazione dei pugliesi, il « Ponte Lama » . Il 20 settembre 1983, i soci del « Circolo Pugliese » deliberarono di accogliere un gruppo di pugliesi non ancora formalmente costituito e di mutare pertanto la denominazione del Circolo in « Associazione Regionale Pugliesi » . Nel 1988 vi confluì l'associazione culturale pugliesi « Amici del Dolmen » .
L'attività associativa oggi è coordinata e promossa da Giuseppe Selvaggi e da Agostino Picicco. Picicco, responsabile delle attività culturali, nel dicembre 2005 ha rappresentato l'associazione milanese alla conferenza dei pugliesi nel mondo, svoltasi a Basilea. Proprio qualche giorno prima, durante la ricorrenza di san Nicola, il sodalizio aveva ottenuto il decreto di iscrizione all'albo delle « Associazioni dei Pugliesi nel mondo » riconosciute dalla Regione Puglia. « Le attività svolte da noi spiega Picicco sono sostanzialmente di due tipi: ricreative e culturali. Le attività ricreative vedono protagonista la nostra sede sia in riunioni che in incontri amichevoli che si svolgono maggiormente il sabato pomeriggio, riproponendo in qualche modo la piazza del paese, per usare una felice espressione di Giuseppe Selvaggi. Non mancano poi i consueti veglioni e pranzi » .
Ma, aggiunge Picicco, « l'attività caratterizzante è quella culturale variamente costituita dal sostegno ad attività teatrali, rassegne cinematografiche e in particolare alla presentazione di libri, che sono occasione di dibattito e di conoscenza della Puglia e dei suoi valori e tradizioni » . Gli obiettivi futuri? « Se nei decenni scorsi risponde l'associazione si proponeva di rendere un mutuo aiuto ai nuovi arrivati, di fornire occasioni di aggregazione e condivisione di amicizia, oggi, fermi restando tali intenti, fa un passo avanti: non è più un luogo di nostalgici o di gente sterilmente legata al campanile di appartenenza, ma si propone come laboratorio culturale e di orientamento » . In bocca al lupo, pugliesi di Milano…
 

L ' A T T I V I T A ' CULTURALE

La collaborazione con Sonzogno,

le riviste e la « propaganda »

 

Nel 1930 l'Associazione Pugliese elesse come presidente l'avvocato Marco Cioffrese; alla gestione del sodalizio collaboravano Leonardo Dragonetti, Alfredo Violante e il consigliere di Corte d'Appello Giuseppe De Napoli. Quest'ultimo sostenne l'adesione all'iniziativa editoriale della casa editrice Sonzogno: in quegli anni andava pubblicando con successo la collana « Le cento città d'Italia illustrate » . Tre membri dell'Associazione scrissero sette monografie: Giuseppe De Napoli si occupò di Altamura, di Bitonto e di Trani; Vincenzo Azzariti di Molfetta; Alfredo Violante di Manfredonia, di Andria e di Barletta. Nello stesso anno l'opera dell'Associazione fu affiancata dalla rivista mensile Terre di Puglia che, sorta col dichiarato proposito di « coadiuvare il lavoro di propaganda » per la Fiera del Levante, ebbe come direttore Violante e come segretario De Palma. Terre di Puglia divenne l'espressione viva della cultura pugliese a Milano annoverando tra i suoi collaboratori il poeta Umberto Fraccacreta, Pasquale Di Cagno per la sezione musicale, Giuseppe De Napoli, Araldo di Crollalanza, Filippo Surico, Innocenzo Cappa e lo storiografo Gennaro Serena di Lapigio. Ma. Br.

 

 

Un po' di nomi

Dal vicesindaco De Corato a Muti quanti milanesi illustri nati in Puglia

 

« Sono il vicesindaco della terza città pugliese: Milano » . La terza dopo Bari e Taranto. Un'eresia? Macché. Lo ama dire e ripetere Riccardo De Corato: prima missino e ora di An, senatore, consigliere comunale dal 1985, vicesindaco ( prima di Gabriele Albertini e ora di Letizia Moratti), occupa la poltrona numero 2 di Palazzo Marino. Aggiunge: « Tempo fa ho provato a far realizzare una piccola ricerca all'anagrafe.
Ebbene, qui vivono almeno 180.000 pugliesi, su un milione e trecentomila abitanti. Per non parlare di coloro che sono nati qui ma hanno i genitori, o uno dei genitori, con radici nella mia regione d'origine. E non considerando il vasto hinterland, abitato da altri due milioni di persone » . In effetti la comunità meneghina targata « Puglia » è la seconda, per numero, dopo quella « milanese doc » . E quindi De Corato, nato 57 anni fa ad Andria, i gradi di vice se li merita pure per questioni « etniche » , forte di un cognome così andriese che più andriese non si può. Alle sue spalle ci sono tantissimi pugliesi, o figli di pugliesi, celebri in vari campi: tanto per citarne alcuni ( senza volere far torto a nessuno), si va dal maestro Riccardo Muti al capo del pool antiterrorismo della Procura di Milano Armando Spataro, dalla sua collega gip Clementina Forleo all'attore Diego Abatantuono, dalla famosa avvocata matrimonialista Bernardini De Pace ad Adriano Celentano, dalla presidente del tribunale per i minori Livia Pomodoro al pro rettore dell'Università Cattolica Maria Luisa De Natale, da Enzo Jannacci fino all'ex prefetto Bruno Ferrante. Ma. Br.

 

 

 

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venerdì, febbraio 16, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-02-16 num: - pag: 11

Gli amanti travolti da un insolito destino

nell'arancione di un autobus barese

 

Immaginate un martedì qualunque a Bari, mentre vi accingete a rincasare al termine di una giornata normalissima. L'unica anomalia, per il momento, appare l'aria di febbraio sulla pelle, finalmente fredda dopo un inverno un poco stitico. Tra un'ora sarà mezzanotte e siete appiedati, nei pressi della Fiera del Levante. Allora decidete di affidarvi alla cara, vecchia Amtab. Fate in tempo per le ultime corse, in partenza dalle piscine comunali e il 2 barrato è l'ideale per raggiungere il centro. Ma ecco che incomincia una fantastica serata in salsa trash. Il mattatore è l'autista del bus, con velina al seguito. Salgono a bordo con due cassette straripanti di verdura fresca, le sistemano dietro la cabina guida e si parte! Il necessario per il minestrone di domani, pensi sorridendo. Ma il senso dell'umorismo ti abbandona quando ti accorgi che, su delicato invito del conducente, lei svolazza fin dentro al posto di guida e si accoccola sulle gambe di lui. E si scambiano baci, carezze e tenerezze varie. Sarà la verza, pensi, e ti sforzi di ricordare se a Super Quark non hanno mai parlato dei poteri afrodisiaci della verdure fresca. Altro che lovely park; la nuova frontiera dell'amore casereccio viaggia sul 2 barrato.

Luca B.
Bari

 

di Marco Brando

Caro Luca,

 il suo incredibile ma verosimile e divertente racconto continua così: « Lui, lei e la verza. Sembra il titolo di un film con Alvaro Vitali. Ma non c'è più nulla da sorridere quando la manona di lui s'avventura in un audace palpeggiamento delle parti posteriori di lei. Il tutto mentre lui continua a guidare l'autobus, almeno con una mano. Per la serie: perché sprecare le risorse di entrambe le mani solo per portare a destinazione i passeggeri di un servizio pubblico? E a te non resta che il campanello per prenotare la fermata e proseguire a piedi. " Scendo alla prossima", dici a quei due, che ti guardano anche storto perché hai osato una smorfia di disappunto. E quando sei giù dall'autobus ti sembra di sentirli, gli amanti incoscienti del 2 barrato: " Guar done... Ma che avrà avuto da fissarci allibito?" » .
Sfuggendo alla tentazione di citare il film « Un tram chiamato desiderio » , vengono spontanee altre considerazioni. Primo: La performance è stata legittima, perché sui bus non s'è mai letta la scritta « Non tubare con il conducente » ( è sufficiente farlo in silenzio). Secondo: quella scenetta dovrebbe essere replicata per rilanciare l'Amtab barese. Ricorda infatti il celebre spot elettorale « Metti a Cassano » che contribuì a far eleggere Michele Emiliano sindaco di Bari. Tre minuti girati da Graziano Conversano e Gianni Troilo, collaboratori del regista Alessandro Piva in cui si mischiavano la cronaca e il grottesco, la realtà e la fantasia. E in cui moltissimi baresi si riconobbero. Negli anni Trenta Walter Benjamin scriveva che una delle grosse possibilità dell'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica era quella della partecipazione delle masse a fruizione e produzione dell'evento estetico: « Ogni uomo contemporaneo può avanzare la pretesa di venir filmato » . Considerazione tanto più vera nell'epoca di Internet e dei telefonini con videocamera, com'è noto. Così, se c'è qualcuno che ha torto, caro Luca, quello è lei. Sappia che i due amanti per giunta con l'attenuante di essersi esibiti alla vigilia di San Valentino probabilmente le hanno rivolto uno sguardo critico non perché li ha osservati ma perché non li ha ripresi e poi distribuiti su « You Tube » . La prossima volta provveda. Lo spot, per giunta, sarebbe potuto servire per convincere i baresi a usare di più gli autobus e, soprattutto, a timbrare il biglietto: se tanti non amano pagarlo per il passaggio, potrebbe convincersi che almeno lo spettacolo offerto vale la spesa.

 
 
 

Postato da: vinavil a 12:38 | link | commenti (3) |
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mercoledì, febbraio 14, 2007

Lettere  - Corriere del Mezzogiorno - 10-2-2007

Da Bari a Martina Franca (via Milano)
tra degrado urbano e degrado culturale

Leggo spesso ciò che scrivono i lettori, lamentando il caos e il disordine barese. Anche Martina Franca non è più quella che io conoscevo. Prima qui i forestieri venivano volentieri a passeggiare perché il centro storico, oltre ad essere un autentico scrigno barocco, vantava una pulizia e un candore che forse solo in Locorotondo trovava eguali. Adesso è tutto cambiato. E io, che nel centro storico ci vivo, assisto a questo cambiamento giorno per giorno. Vero è che le vecchiette stese in ginocchio sulle chianche a strofinarle di candeggina non ci sono più, ma al loro posto ci sono tante famiglie, in prevalenza albanesi, che in quanto a pulizia non hanno rivali. Ormai ognuno si sente in dovere di lasciar cartacce ovunque, i cani spandono i loro bisogni nei vicoli senza padrone e bustina al seguito, i soliti bulli fanno altrettanto su muri o portoni delle case vecchie. E così via. Bello spettacolo per i turisti che già affollano le vie principali. Già, ma forse loro si ubriacano di barocco... Vogliamo poi parlare delle campagne? Vicino alla casa dei miei, in piena valle d’Itria, si possono ammirare discariche edili, reti ortopediche e materassi a molle; se continua così, fra poco la strada non sarà neanche praticabile. Ecco, credo d’essermi sfogata. Buon lavoro.


Giuseppina Flamini
Architetto - Martina Franca


Gentile signora Flamini,
purtroppo l’inciviltà incombe in Puglia e altrove. Mi ricorda il romanzo «La storia infinita» di Michael Ende, in cui il Nulla minaccia il mondo di Fantàsia, divorandolo pezzo dopo pezzo; solo l’eroe Atreiu riscirà a salvarlo. Il fatto è che il degrado delle nostre strade e piazze è pure frutto di un deteriorarsi continuo del nostro senso civico e della nostra cultura. Un anno fa sulle pagine milanesi del Corriere il poeta e urbanista Giancarlo Consonni ricordava, a proposito del degrado, che nell’Ottocento Carlo Cattaneo, con riferimento a Milano, aveva coniato la definizione di «magnificenza civile ». Scriveva Consonni: «La borghesia in ascesa ha fatto del bene a Milano: ne ha rinnovato la concezione come opera d’arte complessiva e ha ribadito il suo carattere di luogo della convivenza civile. Questo perché sceglieva la scena urbana per accreditarsi e per sancire la propria egemonia anche sul piano culturale. Per una fase ne è uscita rafforzata e rinnovata pure la funzione dello spazio pubblico quale ambito privilegiato di educazione a nuovi concetti di libertà. Nel definirsi, poi, del dualismo "città borghese-città operaia" anche la periferia dimostrava di avere, se non una sua bellezza, un’anima». Consonni quindi scriveva che negli ultimi 30 anni c’è stata una «crisi strisciante delle città». Le cause? Ad esempio, la colonizzazione degli spazi da parte delle attività più forti, i processi di selezione sociale, la dispersione insediativa, la dissipazione di energie («da cui una diffusa fatica del vivere»). Poi indicava «la rinuncia alla città quale luogo dell’abitare condiviso in cui l'equilibrio fra pubblico e privato sia la misura costitutiva, facendo così da scuola di urbanità, per chi è di casa come per chi arriva da fuori». «Oggi - concludeva - la scena urbana è terra di tutti e di nessuno. Gli spazi aperti pubblici sono assediati e bombardati da logiche appropriative: le auto, gli oggetti, la pubblicità. La mancanza di regole contribuisce a fare di piazze, strade e parchi ambiti di incursioni deresponsabilizzate: un teatro selvaggio dove gli "attori" sono in perenne gara fra loro a chi alza di più la voce... A farne le spese è la dimensione civile». A Milano come a Bari, e pure a Martina Franca, ci sono tanti piccoli problemi di spicciola quotidianità che assillano i cittadini e rendono difficile la vita. In mancanza di Atreiu, chi ci governa dovrebbe risolverli, restituendo fiducia e attivando meccanismi di collaborazione, senza i quali anche ogni «primavera
pugliese» rischia di spegnersi...

Postato da: vinavil a 19:47 | link | commenti (2) |
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martedì, febbraio 13, 2007

Nella pagina delle lettere del Corriere del Mezzogiorno - 11/2/2007

La ricevuta della parrucchiera
e l’insostenibile leggerezza del fisco

Da gennaio, anche a Bari e in Puglia, è partita la caccia agli scontrini evasi dopo la stretta fiscale introdotta dalla Finanziaria. Per i titolari di attività che non rilasciano scontrini o ricevute per tre volte nel giro di 5 anni, scatta la chiusura del negozio. La settimana scorsa i controlli dei finanzieri baresi si sono concentrati su parrucchieri ed estetisti: per scoprire che quasi un terzo delle attività monitorate non aveva l’abitudine ad emettere scontrini. Notizia che ha avuto risalto sui giornali locali. Quando la voce dei controlli a tappeto si è sparsa, in molti hanno deciso di diventare più diligenti. Ma non del tutto, come ho potuto constatare di persona. Proprio una settimana fa il mio parrucchiere ha deciso, per la prima volta in tre anni, di rilasciarmi una ricevuta. Però ha pensato di dimezzare l’importo, annunciandomelo a cosa fatta con una complice strizzatina d’occhio. Così pure se ci fosse stato un militare fuori, sarebbe sembrato tutto in regola. Il guadagno «in nero» non sarà totale; ma è sempre meglio di niente. Quindi forse, anziché aspettare i clienti all’uscita, i finanzieri farebbero bene a seguirli fin sotto il casco o dentro il solarium per verificare che il prezzo pagato alla cassa corrisponda davvero alla prestazione.

 
Alessandra L.

Bari


Gentile signora Alessandra,
anche in questo caso (a proposito, capisco che abbia chiesto di togliere il cognome: le vendette delle parrucchiere - scoperte magari una volta uscite da sotto il casco - possono essere terribili) il bicchiere può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dell’umore. Sul fronte del «fenomeno» da lei segnalato, guardandolo con ottimismo si potrebbe pensare che, almeno, qualcuno sta imparando a emettere uno scontrino o a compilare una ricevuta fiscale, per quanto smunti. Pessimisticamente, si potrebbe trovare conferma del motto popolare secondo il quale, fatta la legge, si scopre l’inganno. Oltre tutto l’escamotage che ha citato, per nulla insolito (anche prima), fa comprendere che certi sondaggi sulla propensione dei negozi italiani ad emettere scontrini fiscali (dove magari la Puglia pare più diligente del Trentino) possono anche essere parzialmente ingannevoli.
D’altra parte già nell’agosto scorso, quando sulla legge finanziaria 2007 circolavano solo voci, c’era «addetti ai lavori» costretti dai clienti - in genere contribuenti «poveri» - a ingegnarsi per trovare scappatoie. Fenomeno ricorrente in occasione del varo di qualsiasi legge finanziaria approvata nel nostro Paese, dal centrodestra o dal centrosinistra, visto che, alla vigilia dell’attuazione, l’avvertimento «Mai più evasione fiscale» è la regola. Tanto è vero che qualche mese fa il premier Prodi ha ricordato che «Berlusconi stimò in un 40 per cento il volume dell’economia sommersa in Italia. E affermò che quando le imposte superavano un terzo dei guadagni, l’evasione era moralmente lecita». Ma lo stesso Berlusconi, allora premier, nel 2005 disse che «l’evasione fiscale ha registrato un’escalation preoccupante, per questo il governo intende concentrarsi per combattere questo fenomeno e considera una priorità la lotta all’evasione». La Finanziaria 2007 pare avere più grinta di quelle precedenti. Ma ad esempio - dicono i professionisti - il fatto che l’amministrazione statale sia autorizzata a curiosare nei movimenti bancari invoglia a non fare transitare denaro sui conti e dunque a lavorare in nero. I cittadini «non neristi» come lei dovrebbero probabilmente pretendere sempre ricevute e scontrini (ovvio, a «tariffa piena»). Insomma, è questione di scelte anche nella nostra vita quotidiana di uomini (e donne) della strada.Anche se l’eventuale vendetta della parrucchiera o del barbiere «neristi» incombe. Per non parlare degli altri...

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mercoledì, febbraio 07, 2007

 

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: OPINIONI - data: 2007-02-07 num: - pag: 11

Calcio violento, le parole di Matarrese

e la litania dei luoghi comuni

Il presidente Matarrese non ha fatto ricorso a perifrasi dopo Catania. Certo, bisogna avere la forza di salvaguardare l'aspetto economico di una delle più grandi aziende d'Italia: quella pallonara. Ma qui stiamo parlando della sacralità della vita umana, del povero Filippo Raciti, ispettore di polizia, morto nell'adempimento del suo dovere.. Si può anche chiedere di giocare subito perché le società calcistiche boccheggiano, si possono invocare le misure più severe. Ma un minuto di silenzio « metaforico » , questo sì..., fa parte del sistema, presidente Matarrese.

Mimmo D'Aloia

Bari

Il Presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, va rimosso. Dopo quel che è successo a Catania, ha detto che «i morti fanno parte del sistema», «Il calcio è un’industria e non può chiudere», «Chi parla di sospensione, addirittura per un anno, non sa che dice e rischia di rompere un giocattolo delicato, caposaldo dell’economia del Paese». «La Fiat per rilanciarsi non si è certo fermata», «Per attuare il decreto Pisanu non abbiamo soldi». E come se non bastasse: «Cominciamo a pensare a stadi nuovi». Il Dna proprio non si cancella...

Antonio V. Gelormini

Foggia

 

 

IL PUNTO

 

di Marco Brando

Gentili signori, posso concordare sul fatto che i toni ( inequivocabili) dell'intervista rilasciata a Radio Capital da Matarrese non sono s t a t i all'altezza della situazione. Egli avrebbe potuto esprimere concetti analoghi ricorrendo ad affermazioni assai più diplomatiche, per giungere poi alle stesse conclusioni. Cosicché le critiche nei confronti del presidente barese della Lega Calcio sono legittime; però non si deve esagerare, né cogliere l'occasione per cercare di regolare conti che con il calcio e con la tragedia di Catania hanno poco a che fare.
Semmai mi meravigliano tante disquisizioni sociologiche sulla « crisi della famiglia » o « la mancanza di valori » che oggi, nel 2007, starebbero dietro il teppismo da stadio. Domenica scorsa la Gazzetta Sportiva a pubblicato tutte le foto delle cinquanta persone uccise nel nostro Paese ( escluse quindi le 32 vittime italiane della strage dell'Heysel avvenuta il 29 maggio 1985, quando Juventus e Liverpool si affrontarono per la finale di Cop pa dei Campioni a Bruxelles) in occasione di partite di calcio, dall'inizio degli anni Sessanta ai giorni nostri. Con un'escalation dagli anni Settanta in poi. Ricordo un mio compagno di scuola arrestato nel 1975; era minorenne, faceva parte degli Ultras locali, a La Spezia, Dieci anni dopo io ero un giovane cronista in visita nel carcere di Pavia; lì incontrai un ragazzo milanese, della buona borghesia e figlio di avvocati, che era stato condannato per aver ferito gravemente un av versario di tifo a San Siro; stava studiando per laurearsi in legge, oggi avrà quasi cinquant'anni. Nel 1988, in occasione del mio esame di Stato per diventare giornalista professionista, uno dei temi proposti fu dedicato alla violenza negli stadi: ad Ascoli era appena stato ucciso ( 9 ottobre 1988) Nazareno Filippini, tifoso dei bianconeri marchigiani, percosso fino alla morte da un gruppo di tifosi interisti. E via elencando. Scrivo tutto questo per dire che, in quegli anni come di questi tempi, il rito delle valutazioni prevedibili rischia d'essere sgradevole. Oggi come allora possono pesare soprattutto le certezza della pena per i criminali e la certezza di vere sanzioni per le società sportive che spesso li foraggiano. Tutto il resto comprese le litanie sulla « crisi della famiglia » lasciano il tempo che trovano. Come se per scongiurare gli incidenti provocati da chi corre troppo, invece di multare duramente chi vi si dedica, si disquisisse « filosoficamente » sul fascino che esercita il brivido delle velocità.

 

 

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martedì, febbraio 06, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1CULTURA - data: 2007-02-06 num: - pag: 12

L'emittente satellitare, fondata nel 2003 da Vito Zivoli,

trasmette da un capannone di Castellana

Pugliesi di tutto il mondo, guardatevi. In tv

Il pubblico di Puglia Channel, una comunità di emigrati tra Europa e Stati Uniti

 

di MARCO BRANDO

C'è gente che, appena può, accende il televisore. Guarda la Puglia, ne ascolta i tanti accenti. S'arrabbia e si commuove, ride e rivendica; chiede consigli, ne offre. Saluta: « Carissimi saluti da Canneto sull'Oglio, Brescia, a tutta Puglia Channel e a tutti i telespettatori. Grazie, mi date il modo di vedere il mio amato Salento! » . Oppure: « Sono Nicola da Luxembourg, vorrei fare i miei auguri di buon compleanno a mia nipote Graziella » . C'è chi protesta da Bruxelles: « Non ci sono treni con il trasporto auto al seguito, la strada è lunga 2000 chilometri e pericolosa; e io senz'auto che ci vengo a fare giù, che non posso portare su niente? » . E chi da Colonia s'arrabbia un po': « Perché fate vedere sempre il Salento. E Manfredonia? » .
Insomma, un piccolo grande pulsante universo. Ruota, da qualche anno, intorno a Puglia Channel: è la tv satellitare che da un anonimo capannone di Castellana porta in mezzo mondo ( e presto porterà nell'altro mezzo) il calore e i colori della Puglia. Li accompagna fino nelle case delle decine di migliaia di pugliesi emigrati all'estero. Ci sono anche spettatori che vivono in Puglia, però la stragrande maggioranza è da anni, anche da decenni, nel Nord Italia, in Francia, in Germania o altrove. Come s'intuisce ascoltando molti accenti del nostro Sud Est, alcuni « antichi » e ormai scom parsi nella regione natale, mischiati alle consonanti dure tedesche o a quelle dolci francesi. Per gli spettatori i divi sono, ad esempio, il vulcanico Mimmo Balestra: da dietro i suoi baffi conduce Dalla Puglia con... , lo spettacolo di varietà dal taglio un po' radiofonico un po' televisivo. Poi Daisy Rossi, inviata e moglie di Vito Zivoli, il fondatore. E Antonio Peragine, presidente del Centro regionale assistenza tutela emigranti ( Crate), reduce dal Venezuela: ogni venerdì offre in diretta la sua esperienza a coloro che chiedono informazioni e assistenza.
Fatto sta che Puglia Channel è la prima emittente tv satellitare pugliese. Nata nel 2003, trasmette in chiaro ( grazie al satellite Hotbird 8) ed è inserita pure nel bouquet di Sky ( canale 844). L'attuale area di copertura comprende tutta l'Europa, il Nord Africa, il Nord America, il Medio Oriente e gli Emirati Arabi. « La programmazione dice Zivoli è rivolta a un target di spettatori di tipo generalista: non soltanto chi vive in questa regione ma anche chiunque sia interessato a conoscere ciò che avviene in Puglia e nei territori limitrofi » .
Già, Vito Zivoli... E' un pioniere. E mica solo grazie a Puglia Channel. Cinquantatré anni, conversanese, nel 1974, quando aveva solo 21 anni, piantò le giovani radici di Telenorba. Era la preistoria dell'emittenza privata italiana, roba da far invidia a Berlusconi. Ne è stato l'unico proprietario, fino alla costituzione della società ( Prima Srl, poi Spa). Lì è stato responsabile dell'alta frequenza fino al 1992 e oggi è ancora socio di Telenorba, nonché presidente del Con sorzio radiotelevisivo di Puglia, Basilicata e Molise. Poi ha creato altre società. Finché il 21 giugno 2003 decise dice « di puntare tutto sulle tradizioni e sulla cultura pugliese, sulle feste, le sagre, gli eventi di attualità, la cronaca e gli spettacoli della regione » . Così Puglia Channel è nata, garantisce, « come mezzo per riaffermare la centralità della Puglia come area trainante del Mezzogiorno d'Italia in svariati ambiti e settori » .
Una dichiarazione d'intenti dai toni molto seri che, ogni giorno, incontra un favore entusiastico da parte di tutti quei pugliesi finiti all'estero, piuttosto dimenticati dai compaesani rimasti nella terra d'origine e anche dalle istituzioni. « La nostra forza è il contatto con la gente » , afferma Zivoli. Detto fatto, le telecamere e gli inviati vanno spesso in piazza; col contributo della moglie Daisy, dei due figli, tutti in prima linea, e di un giovane staff composto da ragazzi. Non solo. Puglia Channel ha permesso a molte « normali » tv pugliesi di avere uno spazio, aprendosi verso il resto del mondo. Quel mondo in cui il segnale arriva già; e quello che sta per essere conquistato: accordi in via di definizione porteranno la tv dei pugliesi in Sud America e in Australia; l'ultimo obiettivo sarà l'Africa. Mentre soprattutto gli spot pubblicitari che saranno venduti in Nord America dovranno far quadrare una volta per tutte i bilanci. Nell'attesa: pugliesi di tutto il mondo, guardatevi!

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lunedì, febbraio 05, 2007

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1PAGINA - data: 2007-02-04 num: - pag: 1

I grandi marchi e le produzioni locali

MERCATO PUGLIESE

PER « IKEA » E « ZARA »

 

di MARCO BRANDO

Ci siamo. Il pennone già mostra, lungo la tangenziale di Bari, quella parolina di quattro lettere, blu su fondo giallo; la stessa che accompagna gli automobilisti lungo le tangenziali di mezzo mondo. Si allargano gli svincoli, si ampliano le rotonde, si disegnano i parcheggi. Polizia urbana e polizia stradale, pubblica assistenza e carri attrezzi studiano piani per affrontare il prevedibile caos e i più che prevedibili ingorghi ( dei primi giorni e non solo). Un quartiere periferico, Mungivacca, s'appresta a diventare sinonimo di shopping. Tanti pugliesi e lucani pregustano la fine dei viaggi intrapresi fino alla meta che era più vicina, Napoli; viaggi che saranno più brevi anche per molti calabresi e molisani. E chissà se pure in Albania, a poche ore di traghetto da Bari, ci sono auto e furgoni pronti scaldare i motori.
Si sta scrivendo dell'Ikea, ovviamente: sarà inaugurata il 14 febbraio. È la multinazionale svedese nata nel 1943 da piccolo negozio aperto in villaggio agricolo del sud della Svezia. Il fondatore si chiama Ingvar Kamprad, oggi ha 81 anni; scelse il nome usando le sue iniziali, più quelle di Elmtaryd e Agunnaryd, la fattoria e il villaggio dove crebbe. Nell'anno finanziario 2006 il Gruppo Ikea ha fatturato 17,3 miliardi di euro, grazie a 250 punti vendita in 34 Paesi. L'idea commerciale? « Offrire un vasto assortimento di articoli d'arredamento belli e funzionali a prezzi così vantaggiosi da permettere al maggior numero possibile di persone di acquistarli » . Semplice.
Il centro commerciale barese sarà il secondo nel Sud, dopo quello napoletano, e il tredicesimo in Italia; il prossimo nascerà a Catania. Intanto però è a Bari che si scalpita. Perché alla gente quei mobili venduti in quel modo piacciono. L'idea suddetta ha funzionato ovunque: in Italia e all'estero. Ed è un'idea destinata a susci tare anche in Puglia dibattiti che verteranno sul tema della globalizzazione più o meno cattiva; o sulla prosaicità un po' giovanilistica e un po' nazionalpopolare dei futuri clienti. E ci sarà chi cercherà alibi dicendo che fare acquisti lì è trendy. Resta il fatto che per la grande maggioranza sarà un evento da non perdere. Anzi, confesso: ci andrò anch'io. Anche perché ho già acquistato. Cominciando a Milano, mia città d'origine, ben 18 anni fa, quando aprì in Italia il primo angusto ipermercato svedese. Poi, in giro per il mondo, mi sono imbattuto — dall'Australia alla Russia, dalla Finlandia agli Stati Uniti — in quei negozioni e, entrando nelle case, ho ritrovato le stesse camerette e librerie.
Così, guardando oggi l'inesorabile avanzata verso Sud, non si può che trarne un avvertimento: bisogna darsi una mossa.Tutti quanti. In Puglia da tempo si discute della crisi del Tac — il « tessile/ abbigliamento/ calzaturiero » — e del mobile imbottito. Intanto però è arrivata l'Ikea; prima ancora era arrivata la spagnola Zara. Due multinazionali, una del mobile, l'altra dell'abbigliamento. E non sono « cinesi » ; sono entrambe nate in due Paesi membri dell'Unione europea, Spagna e Svezia. Se due colossi del genere aprono punti vendita qui, significa che hanno fiutato che il mercato c'è. Per conquistare i cittadini hanno puntato non solo sul rapporto qualità/ prezzo ma anche su strategie commerciali che sono riuscite a far apparire i loro marchi, a torto o a ragione, desiderabili e degni d'essere esibiti. È questa la logica con cui Zara e Ikea si sono diffuse in tutto il mondo. Una logica svedese e spagnola, insomma europea. La morale? Nel Mezzogiorno, e nel resto d'Italia, bisognerebbe riflettere su qualche occasione perduta. Invece di guardare — con un po' di rabbia o un po' d'invidia — le occasioni colte al volo dagli altri.

Ps: per sorridere ---->

Postato da: vinavil a 13:14 | link | commenti |
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