
Dal 16 aprile 2007 sono tornato a Milano: faccio il vicecaporedattore di City, il quotidiano free press della Rcs. Fino a quella data qui avreste letto soltanto: "Raccolta di articoli (miei) e di riflessioni (sempre mie o in alcuni casi prese in prestito) che altrimenti leggerebbero solo in Puglia (lavoro per il "Corriere del Mezzogiorno", dorso di cronaca pugliese allegato al "Corriere della Sera")". Ah, dimenticavo: tranquilli/e... Sono consapevole del fatto che, per dirla con Indro Montanelli, "noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera, come le farfalle". Infine: devo forse sottolineare che questo blog non è una testata giornalistica e che viene aggiornato senza alcuna periodicità ? E pure che, pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001? Scriviamolo, visti i tempi che corrono...
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Nome: Marco Brando
Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è)
:-)
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| Corriere del Mezzogiorno -BARI - sezione: OPINIONI - data: 2006-06-30 num: - pag: 18 categoria: BREVI |
Internet, nuovo luogo di conoscenzeLa bussola? Il caro vecchio buon senso |
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« Cos'è questo mondo virtuale. Che senso ha? » . Così ha chiesto Federica nella lettera del 27 giugno. Frequento internet da qualche anno. Trovo che sia un grande contenitore dell'immaginario. Credo che il web sia a suo modo una rivoluzione così come lo fu il ' 68. Lo slogan non era allora « L'immaginazione al potere » ? Oggi molta fantasia e creatività si riversano nel virtuale. Secondo me, è una dimensione parallela, dove chi ha voglia di esprimersi trova spazio. Quanti spazi ci sono, nella vita reale, in cui è possibile coltivare e condividere una passione? Ed ecco accadere che questi pensieri ed emozioni possono viaggiare senza limiti spazio temporali; le nostre anime possono navigare nell'iperuranio telematico e incontrarsi tra loro. Con un clic si apre una finestra sul mondo on line e con un nick puoi essere uno, nessuno, centomila. Le chat, i forum, i blog sono luoghi di aggregazione; ci si connette in rete alla ricerca forse di quell'altrove sognato come quando ci si mette in viaggio: luogo di vacanza dal reale, luogo dove mettere in gioco la propria identità, in cui avventurarsi con entusiasmo ma non senza un pizzico di prudenza. Perché il cosmo virtuale non è l'Eden, anche i territori digitali hanno luci ed ombre. Margherita De Napoli Modugno |
IL PUNTO |
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di Marco Brando Gentile signora, nella sua lettera, per dimostrare la grande diffusione di Internet, scrive che « persino gli studenti del liceo che mi vide adoles c e n t e h a n n o u n s i t o : www. skakkinostri. it » . Poi: « Non solo ci s'incontra nei corridoi, nelle aule, tra i banchi; i giovani hanno pure la possibilità d'incrociarsi in rete. Oltre ai blog ci sono i forum, agorà virtuali dove si approfondiscono temi che richiamano l'attenzione, sui quali visti i ritmi tachicardici della nostra quotidianità è impossibile soffermarsi, piazze in cui ritrovarsi per discutere, confrontarsi... e, poiché siamo " animali sociali" anche per conoscersi, " socializzare"( espressione così asettica rispetto al caldo " fare amicizia") » . Aggiunge: « Il bisogno degli altri, un bisogno che a volte nascondiamo per sembrare autosufficienti, si manifesta ovunque anche nell'universo smaterializzato di Internet » . Tuttavia, alla fine della sua lettera, mette in guardia contro i rischi che si possono incontrare; scrive che il mondo virtuale aperto da Internet non è un Eden, un paradiso: si rischiano i brutti incontri. Sono d'accordo con lei. Però non più di quanto sarei d'accordo con chi potrebbe affermare che si possono fare brutti incontri sui treni, nelle strade delle nostre città, su una spiaggia, in una palestra, nel luogo di lavoro, per telefono. Io non penso che Internet se si ha un po' di buon senso possa essere più « rischioso » di altri mondi, inclusi quelli realissimi in cui incocciamo nella vita quotidiana. E, di certo, affidarsi a un estraneo in carne ed ossa può arrecare più danni, morali e non solo, di un incontro virtuale. Certo, c'è pure gente che vive solo o quasi nel mondo virtuale di Internet, però questa condizione sfiora, o ingloba, un disagio psicologico. D'altra parte cent'anni fa sarebbe finito in manicomio chiunque avesse detto che un giorno la gente si sarebbe conosciuta, e pure innamorata, a 11.000 metri d'altitudine; oppure parlando in una cornetta di plastica. Ma negli ultimi sessant'anni quante persone si sono conosciute e innamorate su un aereo di linea o parlando, prima di un eventuale incontro, per telefono? Probabilmente milioni di persone. Quindi Internet è solo un'occasione in più che viene offerta a noi uomini e donne del XXI secolo. Il resto dipende, come sempre, dal libero arbitrio: onore e onere che solo noi « umani » abbia ricevuto in dote. |
Monumenti, a qualcuno piacciono brutti Perché «bellezza» è una parola difficile Non credo possa essere sfuggito il tumulto... culturale che sta vivendo tutta la cittadinanza foggiana. Ancor prima di essere ultimato e inaugurato il monumento all’aviatore - cioè un l’«aereo» posto aFoggia in via Telesforo - quasi quasi è candidato a diventare patrimonio dell’umanità, protetto dall’Unesco. Con quali parole descriverlo, come trasmettere ai lettori del suo giornale il senso di orgoglio e di pace interiore che coglie quanti hanno la fortuna di vedere il «monstrum»? Ho deciso di farlo rubando i versi ad un grande poeta, che non nomino per non sminuire l’idea geniale dei due sindaci di Foggia, l’uscente che l’ha pensata, quello in carica che l’ha messa in pratica: «E par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare». Forse il sommo poeta aveva già intuito con quale dono i due sindaci avrebbero deliziato gli occhi dei foggiani. Da buon cittadino mi sto adoperando per dare un valido sostegno alla grande iniziativa. È in corso la raccolta di adesioni di volontari che aderendo al comitato «Albatros» s’occuperanno della vigilanza al monumento, 24 ore su 24. Non vorremmo infatti che un malcapitato pilota avesse la malsana idea di salire a bordo, involarsi e tarpare Foggia di cotante ali. Stefano Corcella Foggia Caro signor Corcella, MARCO BRANDO
intanto mi assumo l’onere e l’onore di chiarire che l’autore dei versi è Dante Alighieri. Il sonetto è tratto dalla «Vita Nova». È famosissimo l’incipit: «Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia quand’ella altrui saluta / ch’ogne lingua deven tremando muta, / e li occhi no l’ardiscon di guardar». Poi: «Ella si va, sentendosi laudare, / benignamente d’umiltà vestuta; / e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a
miracol mostrare... » (ecc. ecc.).
A questa citazione lei alterna considerazioni sarcastiche, che fanno sorridere; e riflettere. Però - diciamocelo... - la città che non vanta almeno un brutto monumento scagli la prima pietra; anzi, la prima statua. A Milano, ad esempio, le polemiche sono continue, con commenti dell’onnipresente Sgarbi, che s’è appena guadagnato l’assessorato alla Cultura. Per giunta, un paio d’anni fa Sgarbi sparò a zero contro i monumenti pugliesi (tutti uguali) dedicati a Padre Pio: «Sono brutti».
E a Roma? Il regista Marco Bellocchio in un suo film fa affermare al protagonista che «monumenti brutti come l’Altare della Patria hanno portato alla pazzia generazioni di architetti». L’inglese Deyan Sudjic (direttore di «Domus», critico dell'«Observer» e curatore della Biennale d’Architettura 2002), stuzzicato con quest’ultima citazione replicò che gli pareva una dichiarazione datata, da anni Sessanta: «Troppo crudele per essere reale. E poi "bellezza" è una parola difficile».
Mentre una mia conoscente, scandalizzata da plotoni di monumenti che definisce «non belli», un giorno mi ha confidato: «Mi guardo intorno e vedo palazzi, quartieri, piazze e monumenti brutti; e le chiese, le chiese moderne? Vederle e diventare atei è questione di un attimo». Per quel che mi rigaurda, mi scandalizzo almeno quanto lei e potrei elencare, ad esempio, una serie di monumenti baresi che lasciano a dir poco perplessi.
Tuttavia probabilmente ha ragione Sudjic: «Bellezza è una parola difficile». Anche perché certi monumenti servono per evocare ricordi, forse prima ancora che per ispirare bellezza. Magari pure il «suo» aereo foggiano a qualcuno piace. E - tanto per carpire un altro verso di quel sonetto dantesco - è un’emozione «che ‘ntender non la può chi no la prova».
SUD EST
Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia

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Cari amici vicini e lontani,
è in arrivo librerie italiche (oppure bisognerà, eventualmente, ordinarlo) il mio libro <SUD. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia>, edito da Palomar, con prefazione del sociologo Franco Cassano.
Qui sotto ci sono la scheda e la prefazione.
Il libro si può acquistare anche attraverso il sito della casa editrice ( http://www.edizioni-palomar.it/schedaprodotti.asp?IDProdotto=346 ) e nelle librerie on line (tra qualche giorno), come http://www.internetbookshop.it/ .
EDIZIONI PAL˜MAR
di Alternative srl
COLLANA: altreStorie
TITOLO: SUD EST – Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia
con prefazione di Franco Cassano
AUTORE: Marco Brando
PREZZO: € 14,00
PAGG.: 176
ISBN: 88-7600-169-7
IL LIBRO: SUD EST nasce da un'inchiesta giornalistica condotta sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno», dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera», nel corso delle estati 2004 e 2005.
Lo scopo è quello di descrivere e raccontare - con spirito critico e una buona dose di ironia - luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi.
Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo «dentro» la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta; un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est.
Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione così bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te».
L’AUTORE: Marco Brando è nato a Genova Sampierdarena nel febbraio del 1958 e ha un albero genealogico piuttosto variegato.
Dal 1982 ha cominciato a scrivere per «L’Unità» come corrispondente da Pavia; per poi lavorare nella redazione di Milano del quotidiano, prima come redattore e poi come inviato, fino al 1998 (con un biennio di parentesi a Roma), dedicandosi soprattutto alla cronaca giudiziaria e in particolare all’inchiesta «Mani pulite».
Dopo un’esperienza nelle vesti di autore del programma «Film Dossier - Linea d’ombra» a Mediaset e dopo un anno e mezzo di lavoro per «Tv Sorrisi e Canzoni», dal novembre 2000 fa il giornalista a Bari nella redazione del «Corriere del Mezzogiorno» dove, tra l’altro, risponde ai lettori nella pagina «Lettere - La voce del cittadino».
Via Nicolai, 47 – 70122 Bari
Tel.: 080/5227262 – Fax 080/5227250
e-mail: palomar@alternativesrl.191.it
P.I. 05372730720
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PREFAZIONE
di Franco Cassano
L’eterna incompiuta
Ormai da decenni la Puglia è sospesa nel limbo. Di essa nel mondo e in Italia si alternano due immagini, quella ottimistica e speranzosa della «California del sud» e quella opposta, di una Puglia risucchiata dalle sue deficienze e patologie. E questa continua oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua differenza rispetto al Mezzogiorno, ma è costretta, dopo qualche ebbrezza, ad accorgersi che le sue ali sono fragili o bruciate; e sente ritornare il peso di vecchi incubi, la disoccupazione, l’esodo dei giovani più capaci, il peso crescente della malavita, eccetera.
Questo continuo stop and go sembra un destino invalicabile, un limbo nel quale la Puglia è condannata a rimanere per sempre, rifluendo nel ruolo di eterna incompiuta: da un lato essa è troppo diversa dallo stereotipo dominante di un Sud fermo e addormentato, dall’altro il suo dinamismo è pieno di false partenze, e ogni volta dopo uno scatto bruciante, arriva l’affanno.
Quest’alternanza continua non è solo una successione nel tempo di euforie e delusioni, ma, come testimonia il libro di viaggio di Marco Brando, è una dissonanza che si incontra anche nello spazio, perché capita di ritrovare entrambe le facce a pochi metri o
chilometri di distanza l’una dall’altra. Il cemento bracca continuamente la bellezza, e non appena la decenza e la legge guardano altrove (e capita troppo spesso), la degrada e la deturpa: le cabine sulla spiaggia diventano case, avviando quella spirale dei condoni
che ha saldato piccoli e grandi interessi, società «incivile» e politica in un blocco sociale tanto vorace quanto resistente. Ma accanto all’affollamento distruttivo esistono ancora «bellezze da sogno ignorate»; oppure capita di scoprire che la tutela del Gargano, la sua sottrazione alla ferocia cementizia, la si deve non solo a un ente preposto alla tutela dell’ambiente, ma moltissimo all’Eni, che a prima vista sembrerebbe il suo peggior nemico. E il libro è pieno di scoperte come queste, di accostamenti sorprendenti.
Brando viene dal Nord ed è arrivato in Puglia per ragioni di lavoro. Questo viaggio nasce dal desiderio di conoscere un territorio sconosciuto, di guardare da vicino i luoghi e le persone di cui ogni giorno si parla sulle colonne del giornale. I suoi resoconti ripropongono, nelle descrizioni e negli stati d’animo del viaggiatore, questa alternanza continua tra le promesse e le delusioni, la scoperta della ricchezza insospettata delle storie, della bellezza dei luoghi, dell’intraprendenza delle persone e la delusione per le diserzioni dello spirito pubblico, per un assalto alle coste e al mare, che diventa l’inquietante metafora del rapporto con il bene pubblico e dell’assalto particolaristico alle istituzioni.
Nel libro, che volutamente trascura le grandi città per attraversare la Puglia minore, questo alternarsi di emozioni e di scoperte non fa che accentuare la rabbia. Non si è di fronte a una stasi che uccide lo spirito, recidendo la speranza, ma neanche a un dinamismo stabile, che permette di distogliere lo sguardo, sicuri che poi tutto continui a funzionare per il meglio. La Puglia che Brando attraversa, in questi anni diventata nota nel mondo, è la Puglia del Salento, della Valle d’Itria, del Gargano oppure è la Puglia più riposta della Murgia e dell’Appennino. Ma anche in questa nuova immagine, che, tramite i nuovi strumenti di comunicazione, rende noti nel mondo i nostri luoghi e attira i turisti, torna a riproporsi, come una condanna, l’oscillazione. La riscoperta dei luoghi, del territorio e della tradizione è un nuovo punto di partenza oppure una ritirata, la ricerca di un piccolo lucro alle spalle di un mondo che ci sorpassa e ci sfugge? È l’inizio di un nuovo equilibrio tra modernità e tradizione oppure è un chiudersi nel piccolo cabotaggio, nello sfruttamento feroce del territorio, una vendita all’incanto senza pudore e misura?
Ovviamente Brando non si propone di rispondere a questa domanda, e il suo libro, molto saggiamente, si fa prendere dal ritmo della scoperta, della meraviglia, della cronaca, delle osservazioni di chi è solo di passaggio, e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti che nelle critiche. Ma sembra anch’esso alla fine suggerire una morale ai pugliesi: possedete una terra bella e varia, ricca di caratteri e di lingue, di chiese e di mari diversi, in una posizione di collegamento che si respira anche soltanto ripercorrendone la storia. Non fatevela sfuggire dalle mani, sfruttatela, ma con saggezza e gentilezza, non ripiegate sul piccolo cabotaggio, che vi fa rimanere sotto costa, osate un
po’ di più. Lo scetticismo non è realismo o prudenza, ma solo mediocrità e paura di volare. Se rinunzierete a rischiare, rimarrete sempre a metà strada, eterni incompiuti, che continuano a oscillare tra grandi racconti ed epiloghi di terz’ordine.
RECENSIONI:
SU "METRO"
(di ANTONELLA FIORI)
La Puglia
del mare
e dell’interno
Marco Brando di sicuro è settentrionale, quasi certamente è anche «vagabondo». Perché è vero che una delle caratteristiche di un giornalista, è quella di «andare», (e i «vecchi» dicevano che scrive con le «scarpe» e non con la penna) può senz’altro essere apparentata a una sorta di «vagabondaggio». Ma Marco Brando, che nel giro di due estati ha «vagabondato » per la Puglia e l’ha raccontata ai lettori delCorriere del Mezzogiorno, vi ha aggiunto un condimento in più, il particolare punto di vista di un «settentrionale ». Quando decidemmo di raccontare la Puglia estiva due anni fa ovviamente partimmo dalle coste: più note, brillanti, vivaci, affollate. Il compito sembrava facilissimo visto che il Salento o il Gargano non sono certo luoghi complicati da descrivere; e tuttavia proprio per questo il rischio di scrivere banalità era molto alto. L’antidoto non poteva che essere l’«estranietà» di chi guardava e raccontava. Un «settentrionale» appunto. Brando non ha mai lusingato chi ha incontrato lisciandolo magari per il verso dela cartolina o del folclorico. Le bellezze sono rimaste bellezze, i problemi, problemi. Il cronista ha avuto il sopravvento quasi sempre sul «pittore». Ecco allora il viaggio sul trenino della ferrovia sud-est che è un vero e proprio piano di lavoro per un amministratore che volesse utilizzare quel piccolo gioiello turistico noto solo per i ritardi e i disagi che provoca ai pendolari. Il «settentrionale» ha trovato anche delle storie. Anzi delle «altrestorie», come Palomar ha voluto battezzare la collana. Ma meglio cercarle nel libro, ne vale la pena.
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MARTEDÌ, 04 LUGLIO 2006
Pagina XII - La Repubblica - edizione di Barii
Un vagabondo in terra di Puglia
La Puglia minore bella e contraddittoria. La Puglia del mare e dei paesi dell'entroterra, quella delle grandi vicende della storia e quella del degrado ambientale. Sud Est vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia (Palomar editore) è il racconto di una regione del sud guardata dagli occhi di un settentrionale. Con le sue incongruenze la Puglia si offre piacevole e meravigliosa, inconsapevole e disattenta agli occhi di Marco Brando, giornalista del Corriere del Mezzogiorno . Genovese trapiantato a Bari per lavoro, Brando descrive con spirito critico e una buona dose di ironia luoghi più o meno turistici, personaggi del passato e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti di una terra e dei pugliesi. Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo "dentro" la Puglia, attraversata da Sud a Nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta e un viaggio attraverso gli scenari incantevoli delle Ferrovie Sud-Est. Il libro ha il ritmo «saggio della scoperta e della meraviglia dice il sociologo Franca Cassano nella prefazione della cronaca (il volume nasce da due inchieste estive del 2004 e del 2005), delle osservazioni di chi è solo di passaggio e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti che nelle critiche». La fine del viaggio non è un addio ma solo una arrivederci a tratti malinconico a una Puglia a cui si chiede di «prendersi cura di se stessa». Perché dal racconto di Brando emerge «la Puglia sospesa nel limbo continua Cassano quella ottimistica e speranzosa della California del sud e quella risucchiata dalle sue deficienze e patologie. E questa continua oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua differenza rispetto al Mezzogiorno, ma che è costretta, dopo qualche ebrezza ad accorgersi che le sue ali sono fragili o bruciate».
(micaela abbinante)
lettere / la voce del cittadino
20 giugno 2006 - Corriere del Mezzogiorno
Ma perché i pugliesi
<amano> Milano ?

Sono stato di recente a Milano per lavoro. Ogni tanto ci vado e devo dire che una città che mi fa un po’ paura; mi riesce difficile capire come si possa pensare che là si «vive bene». Eppure a quanto pare moltissimi pugliesi ne hanno subito il fascino. E lo dimostra il fatto che per le strade si vedevano ancora i manifesti legati alle ultime elezioni comunali: spiccavano ancora le foto del candidato sindaco del centrosinistra (sconfitto per poco), Bruno Ferrante, ex prefetto milanese, nato nel Salento; accanto, le foto col faccione di Riccardo De Corato, vicesindaco uscente, targato An, rieletto con moltissimi voti: salvo contrordini sarà di nuovo il numero due, a fianco della sindaca Letizia Moratti, con le deleghe alla Sicurezza e ai Rapporti con il Consiglio. Anche De Corato è pugliese, visto che è nato ad Andria. Al di là dell’esito delle elezioni appena trascorse, non si può negare che i pugliesi siano stati protagonisti della competizione politica. E tutto fa pensare che De Corato e Ferrante siano solo l’avanguardia di un esercito di milanesi/pugliesi: se solo conto gli amici e parenti che sono andati a vivere lassù già da solo posso enumerare alcune decine di persone. Ma si può sapere a cosa è dovuto questo fascino milanese?
Antonio Russo
Foggia
Gentile signor Russo,